IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

Quattro sfide per il futuro

La sfida della prevenzione

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Se riusciamo a scoprire che cosa aumenta il rischio individuale di ammalarsi di cancro possiamo agire per ridurre la probabilità che la malattia compaia.

La prevenzione è la grande sfida dei prossimi anni, se è vero che una percentuale variabile dal 30% al 50% dei tumori, a seconda degli studi considerati, è prevenibile con cambiamenti negli stili di vita e nei metodi di diagnosi precoce.

Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di tumori al polmone e alla vescica, ma influenza anche la comparsa di altri tipi di cancro, per esempio quello al seno.

Dagli studi su popolazioni ampie sappiamo che l'alimentazione contribuisce alla formazione e alla prevenzione dei tumori. Non siamo però ancora capaci di dire qual è l'effetto di un singolo alimento su un singolo individuo. La ricerca oncologica dovrà aiutarci a capire meglio quali sono i meccanismi molecolari attraverso cui il cibo interferisce con le cellule sane e cancerose.

L'attività fisica influenza il rischio di cancro (e non solo). La sedentarietà è quindi da combattere così come si combattono altre abitudini poco salutari.

Alcuni geni predispongono alla comparsa di determinati tumori. Man mano che gli studi procedono, il numero dei geni che può predisporre alla comparsa di un tumore aumenta. Quelli dal ruolo maggiore e più definito entreranno via via a far parte di una batteria di studio del rischio individuale.

Diagnosticare precocemente un tumore significa, quasi sempre, poterlo curare meglio. E diagnosticare un tumore con accuratezza, identificando anche tutte le sue caratteristiche genetiche e molecolari, significa anche poter scegliere la terapia più efficace e mirata.

L'oncologia molecolare identifica alcune molecole, dette biomarcatori, prodotte precocemente dai tumori e misurabili per esempio nel sangue. I biomarcatori permetteranno, in futuro, diagnosi più rapide e meno invasive.

Anche i test strumentali stanno migliorando le possibilità di diagnosi, basti pensare ai successi già ottenuti nel cancro al seno o al colon con mammografia e colonscopia. Ora la sfida sta nel combinare questi test con le scoperte dell'oncologia molecolare, per anticipare ulteriormente la diagnosi e incidere in modo efficace sulla mortalità per cancro.

 

Una luce diagnostica

Quando un fascio laser di una particolare frequenza investe una molecola, le vibrazioni della molecola, sempre presenti, inducono un leggero spostamento della frequenza stessa. Questo fenomeno si chiama "effetto Raman". Analizzando la frequenza della luce riemessa si possono identificare le molecole presenti in un campione biologico.

In uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Report, Anna Chiara De Luca, in collaborazione con i colleghi dell'Istituto di biochimica delle proteine del CNR di Napoli ha dimostrato che analizzando la luce "Raman" emessa dalle cellule presenti nel sangue di un paziente è possibile diagnosticare la leucemia con una elevatissima affidabilità in tempi brevissimi (bastano pochi minuti).

 


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