IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

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Chemioterapie più tollerabili

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Profili genetici per dosaggi su misura

L'ultima edizione di un famoso manuale di farmacoterapia recensisce oltre 100 farmaci chemioterapici antitumorali. Si tratta di sostanze capaci di bloccare la replicazione delle cellule che si moltiplicano rapidamente, come quelle cancerose. Ma non solo: eliminano le cellule malate, rallentano la crescita del tumore, evitano la sua diffusione in altri tessuti (metastasi), e alleviano il dolore causato dalla presenza della massa tumorale.

Nella maggior parte dei casi la chemioterapia si somministra in combinazione: non una sola molecola, ma un cocktail che consente di limitare lo sviluppo di resistenze. Laddove uno dei farmaci della combinazione fallisce, può agire l'altro, eliminando comunque la cellula maligna e con essa la possibilità che il tumore progredisca.

Inoltre oggi è possibile combinare la chemioterapia classica con farmaci mirati (o farmaci biologici disegnati per colpire uno specifico bersaglio molecolare), potenziandone l'efficacia e prolungando la vita dei pazienti anche quando non è possibile guarire del tutto dalla malattia.

La conoscenza dei profili genetici del tumore e del paziente consente infine di fare un identikit della malattia e del malato, prevedendo quali farmaci saranno più efficaci non solo sulla base dell'organo colpito e delle caratteristiche del tessuto, ma anche su quelle molecolari.

Proprio lo sviluppo della farmacologia combinata all'oncologia molecolare ha permesso di trasformare molti tumori incurabili in una malattia cronica, con cui è possibile convivere per molti anni, con una buona qualità di vita. 

 

La carta d'identità genetica delle leucemie

Robin Foà, direttore del Centro di ematologia del Policlinico Umberto I di Roma e professore di ematologia all'Università La Sapienza di Roma, è uno dei ricercatori sostenuti con i contributi raccolti da AIRC attraverso il 5 per mille.

"Grazie ad AIRC coordino un grande gruppo di ricercatori e clinici, impegnato nello studio di leucemie e linfomi. Usiamo tecniche innovative per evidenziare le mutazioni che le causano in modo da poter agire con farmaci più mirati. I risultati sono eccellenti". La leucemia linfatica cronica, la forma più frequente di leucemia nel mondo occidentale, può oggi essere aggredita con più efficacia, grazie ai suoi studi. "Abbiamo identificato nuove importanti mutazioni e quindi classificato meglio i pazienti per poter scegliere le terapie più adeguate" spiega. "Nel caso della leucemia linfoblastica acuta abbiamo notato che, per alcuni pazienti, si può fare a meno della chemioterapia usando terapie mirate, quindi farmaci meno aggressivi, con minori effetti collaterali".

Infine il gruppo di Foà si è concentrato su una forma ematologica rara, la leucemia a cellule capellute, individuando per la prima volta la mutazione responsabile della patologia. "Si tratta del gene BRAF, contro cui già esisteva un farmaco mirato. Ora lo stiamo testando, con risultati molto incoraggianti".

 


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