Virus dell'epatite B, anche latente è pericoloso

Questo temibile virus colpisce il fegato e, in maniera diretta o indiretta, è causa di tumore in quest'organo in una percentuale più alta di quanto si pensasse. È la recentissima scoperta di un'équipe italiana, guidata dal professor Giovanni Raimondo di Messina, con la collaborazione di altri sei gruppi italiani. Lo studio è stato finanziato negli ultimi due anni da AIRC. 

C'è un virus che infetta 400 milioni di persone nel mondo e che è stato di recente qualificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come la seconda causa di morte per tumore, giusto alle spalle del fumo. Questo temibile killer è il virus dell'epatite B, che colpisce il fegato favorendo lo sviluppo del cancro di questo organo, sia in maniera diretta sia indiretta, dopo aver indotto una cirrosi, vale a dire un'infiammazione cronica che rappresenta l'anticamera del cancro del fegato 85-90 volte su 100.

Tre casi di epatite B su quattro si manifestano nell'est asiatico, in paesi come Cina, Giappone, Taiwan, Hong- Kong, Filippine. Ma la malattia è presente anche nell'area del Mediterraneo, Italia inclusa. Nel nostro paese le probabilità di contrarre il virus sono diminuite da quando, negli anni Novanta, è stata introdotta la vaccinazione obbligatoria per i nuovi nati e da quando le trasfusioni di sangue (un tempo una delle modalità più frequenti di contagio) sono ben controllate, da quando è invalso l'uso di siringhe e altri strumenti sanitari "usa e getta" o ben sterilizzati. Sarebbe pertanto illogico seguire l'idea, ogni tanto proposta, di eliminare la vaccinazione contro il virus dell'epatite B o di renderla facoltativa.

"Sarebbe un errore enorme", conferma Giovanni Raimondo, direttore dell'Unità di Epatologia clinica e biomolecolare dell'Università di Messina. "Soprattutto ora che la diffusione del virus viene di nuovo relativamente facilitata dalle emigrazioni e dall'afflusso nei paesi occidentali di molti orientali, possibili portatori del virus. Sarebbe un errore enorme anche alla luce di un recente lavoro scientifico che abbiamo appena pubblicato sulla rivista Gastroenterology, nel quale siamo riusciti a dimostrare che il virus dell'epatite B è presente più spesso di quanto non si creda in maniera nascosta, ossia non evidenziabile all'esame del sangue con cui ne viene di solito accertata la presenza. Tuttavia, anche quando la sua presenza è occulta, il virus dell'epatite B risulta essere ugualmente pericoloso e rappresenta un rilevante fattore di rischio per il cancro del fegato".

Ora si cercano i farmaci giusti

L'importante studio pubblicato su Gastroenterology, e condotto dall'équipe guidata da Giovanni Raimondo, ha ottenuto la collaborazione di altri sei gruppi italiani di epatologia (Trieste, Torino, Padova, Parma, Modena, Palermo) ed è stato finanziato da AIRC nei suoi ultimi due anni, nel 2002 e nel 2003. "Abbiamo analizzato in laboratorio 107 tessuti tumorali asportati da pazienti con il cancro del fegato, apparentemente esenti da infezione da virus B, e li abbiamo paragonati con tessuti prelevati da pazienti con malattie del fegato gravi (epatite cronica, cirrosi), ma in assenza di cancro", spiega Raimondo. "Siamo così riusciti a dimostrare come l'infezione occulta da virus dell'epatite B si associa in maniera molto stretta al cancro del fegato e ricorre nel 64 per cento dei casi, gran parte dei quali presentano anche una infezione da virus dell'epatite C, che a sua volta è pure un fattore che aumenta le probabilità di sviluppare un cancro del fegato. Abbiamo anche dimostrato che nel tumore di questi pazienti, il virus occulto dell'epatite B è presente in una forma "libera", tale per cui è in grado di riprodursi e di produrre proteine a potenziale azione cancerogena, sebbene in una quantità inferiore a quella prodotta dal virus dell'epatite B presente in forma palese, riconoscibile dai tradizionali test di diagnosi."

"Risultano insomma attivi tutti e tre i meccanismi attraverso i quali si ipotizza che il virus dell'epatite B favorisca lo sviluppo del cancro: sia la possibilità di inserirsi nel DNA della cellula ospite, sia la produzione di proteine in grado di alterare lo stesso DNA, sia un'azione infiammatoria cronica prooncogena. La presenza contemporanea del virus dell'epatite C e del virus dell'epatite B "occulto" rappresenta un importante fattore di rischio probabilmente inferiore soltanto alla presenza del virus dell'epatite C insieme al virus dell'epatite B "palese", che appare cioè ai normali test di diagnosi. I farmaci attualmente disponibili contro l'epatite B sono certamente utili, perché permettono di mantenere sotto controllo la replicazione del virus e la sua produzione proteica in un numero considerevole di casi. Il nostro lavoro, tuttavia, dimostra che per neutralizzare davvero il virus sarà necessario orientare gli studi al fine di realizzare farmaci capaci di sradicarlo completamente dal corpo della persona che ne è infettata, perché solo così sarà possibile ridurre ulteriormente i danni e il rischio di trasformazione neoplastica indotti anche dalle particelle virali residuate nelle cellule del fegato al termine delle cure attualmente disponibili".

Le vie di contagio e gli esami per scoprirlo

La presenza del virus dell'epatite B può essere accertata con un semplice esame del sangue. Gli eventuali portatori devono sottoporsi ad altre indagini: ecografia,Risonanza Magnetica e Tac spirale.

Attualmente il virus dell'epatite B viene contratto nei paesi occidentali soprattutto attraverso i contatti sessuali a rischio e l'utilizzo di siringhe già usate da altri. Non bisogna comunque dimenticare le vie attraverso le quali tutti i virus trasmessi per contatto di sangue tendono a diffondersi (trasfusioni, contatto con strumenti chirurgici non opportunamente sterilizzati).

Infine, è importante sottolineare che, nei paesi dove maggiore è la diffusione di questo virus, una delle principali cause di contagio è legata alla trasmissione da madri infette ai figli al momento della nascita: questo pericolo è del tutto scongiurato dal vaccino eseguito subito dopo il parto. La presenza del virus dell'epatite B può essere accertata attraverso un semplice esame del sangue, che attualmente viene consigliato alle persone a rischio. Non è stata infatti dimostrata l'utilità di uno screening di popolazione, ovvero l'esecuzione degli esami in persone sane e che non hanno avuto comportamenti rischiosi (rapporti sessuali non protetti, tossicodipendenza, trasfusioni frequenti).

I portatori del virus dovrebbero rivolgersi a un centro specialistico per le malattie del fegato ed effettuare gli esami di controllo: ecografia, test di funzionalità epatica e di virologia ed, eventualmente, il dosaggio nel sangue di una proteina chiamata alfafetoproteina, che può aumentare in caso di tumore. I sintomi precoci del tumore del fegato sono pochi e generici. L'esame di elezione è l'ecografia, seguita da altri più approfonditi, come Risonanza Magnetica e Tac spirale.

Ricerca pubblicata su:
Gastroenterology

Titolo originale:
-

Data Pubblicazione:
06/2004

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