Tumori del colon sempre più alle strette

Una nuova caratterizzazione molecolare scoperta a Candiolo dai ricercatori AIRC potrebbe portare a un miglioramento delle prospettive terapeutiche dei tumori intestinali in fase avanzata

A volte è la ricerca di base che svela scoperte potenzialmente utili per la clinica, a volte sono i problemi che si presentano nella cura dei pazienti a stimolare la ricerca di una soluzione in laboratorio. È questo il caso dell'ultimo importantissimo studio pubblicato nell'ambito del Programma speciale finanziato con i fondi del 5 per mille ad AIRC e coordinato da Paolo Comoglio. "Nella maggioranza dei pazienti con tumore al colon in fase avanzata la risposta della malattia alle terapie mirate con farmaci a bersaglio molecolare come il cetuximab, un anticorpo diretto contro il recettore per il fattore di crescita epiteliale (EGFR), non è completa" spiega Livio Trusolino, dell'Istituto di ricerca e cura dei tumori di Candiolo, vicino a Torino. "La malattia si stabilizza, ma non regredisce completamente. Per questo abbiamo cercato di trovare nuove soluzioni terapeutiche, studiando questi tumori attraverso un modello sperimentale molto usato nella ricerca oncologica e da noi sfruttato in maniera particolarmente estensiva, quello dei cosiddetti 'xenopazienti'. Nel nostro caso, molti campioni chirurgici di tumori del colon umani sono stati impiantati e fatti crescere in alcuni topi ospiti. Lo scopo era effettuare analisi molecolari approfondite da cui derivare ipotesi per nuovi approcci terapeutici".

Quest'ultimo studio, che si è guadagnato le pagine di Science Translational Medicine, ha permesso di suddividere i tumori del colon, che rispondono al cetuximab solo con la stabilizzazione della malattia, in due sottocategorie: in una l'attivazione di EGFR è molto potente, in un'altra un fattore di crescita che si chiama IGF2 è particolarmente elevato. "Questi risultati hanno permesso di stabilire che i tumori della prima sottocategoria sono sensibili all'aggiunta di un altro farmaco, oltre al cetuximab, rivolto contro lo stesso bersaglio: i due agenti insieme possano neutralizzarlo in maniera più efficace. I tumori della seconda sottocategoria sono invece sensibili all'aggiunta di un farmaco, oltre al cetuximab, che blocca IGF2" spiega Andrea Bertotti, che ha firmato il lavoro insieme a Trusolino. "Con queste combinazioni razionali riusciamo non solo a stabilizzare la malattia, ma a farla regredire negli animali di laboratorio". Il prossimo passo sarà stabilire se lo stesso accade anche nei pazienti.

Ricerca pubblicata su:
Science Translational Medicine

Titolo originale:
IGF2 is an actionable target that identifies a distinct subpopulation of colorectal cancer patients with marginal response to anti-EGFR therapies

Data Pubblicazione:
01/2015

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