Programma autodistruzione per il tumore del colon-retto

Arriva dai giovani ricercatori del Consorzio Mario Negri Sud in Abruzzo l'idea di una nuova strategia contro il tumore del colon-retto

Invece di distruggerle con radio o chemioterapie aggressive, accompagnate spesso da effetti collaterali molto pesanti, si potrebbero convincere le cellule del tumore del colon-retto ad autodistruggersi, o meglio a praticare l'autocannibalismo. Non si tratta di un eccesso di fantasia di qualche scrittore di fantascienza, ma dell'ipotesi concreta nata dai risultati del lavoro di giovani ricercatori italiani con progetti finanziati da AIRC nell'ambito del programma "My first grant AIRC". Fulvio Chiacchiera e i suoi colleghi hanno infatti scoperto l'importanza di un gene chiamato p38alfa per la sopravvivenza delle cellule del tumore del colon e in particolare hanno notato che "spegnendo" questo gene è possibile ridurre in modo significativo la crescita del tumore.

"L'idea di studiare nel dettaglio i meccanismi di azione di p38alfa è nata qualche anno fa dall'osservazione che una interruzione prolungata della sua attività era letale per le cellule del tumore ma non per quelle sane" spiega Cristiano Simone, coordinatore della ricerca.

E i nuovi risultati hanno fatto luce su questi meccanismi. In particolare, è oggi chiaro che le cellule del tumore del colon-retto sviluppano delle mutazioni che le rendono capaci, a differenza delle cellule sane, di sopravvivere anche quando le sostanze nutritive sono scarse.

Il blocco della proteina p38alfa agisce proprio su questa caratteristica delle cellule cancerose e le costringe a cercare energia da altre fonti: a questo punto la cellula innesca un processo di "autocannibalismo", noto in termini tecnici come "autofagia", ovvero comincia a degradare se stessa per poter sopravivvere.

Inizialmente questa strategia aiuta la cellula a superare la mancanza di nutrimento, ma se dura troppo a lungo diventa letale. Dal punto di vista clinico queste scoperte, per ora limitate a modelli sperimentali, sono molto importanti poiché identificano in p38alfa un bersaglio adatto per nuove terapie intelligenti contro il tumore del colon-retto, che oggi rappresenta la seconda causa di morte per cancro nel mondo.

"Andando ad agire su un meccanismo presente solo nel tumore, è possibile colpire in modo selettivo le cellule tumorali senza danneggiare minimamente quelle sane" spiegano gli autori "a differenza di quanto avviene con la radioteapia e la chemioterapia tradizionali".

Oggi alcune molecole in grado di bloccare p38alfa vengono sperimentate sull'uomo per curare altri tipi di malattie, soprattutto di tipo infiammatorio, e questo potrebbe accorciare i tempi per l'utilizzo di queste terapie per la cura del tumore.

Ricerca pubblicata su:
Cell Death and Differentiation

Titolo originale:
p38alpha blockade inhibits colorectal cancer growth in vivo by inducing a switch from HIF1alpha- to FoxO-dependent transcription

Data Pubblicazione:
04/2009

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