Un nuovo marcatore per predire la risposta del melanoma all'immunoterapia

I risultati di uno studio pubblicati su Oncoimmunology suggeriscono di utilizzare speciali vescicole secrete da alcune cellule immunitarie come biomarcatori per prevedere la risposta clinica del melanoma al trattamento.

Uno degli obiettivi della ricerca oncologica è individuare biomarcatori che permettano di prevedere le risposte dei pazienti a un trattamento. In questo modo si potrebbe somministrare la terapia solo ai pazienti in grado di rispondere e non a quelli che non ne trarrebbero alcun beneficio. Questo anche in considerazione degli inevitabili effetti collaterali e dei costi. L'obiettivo vale anche per l'immunoterapia, una delle strategie più promettenti contro vari tumori, a partire dal melanoma. Proprio in questo ambito si colloca uno studio i cui risultati sono pubblicati su Oncoimmunology. Responsabile dello studio, il gruppo di ricerca guidato da Franco Silvestris, docente dell'Università di Bari, che propone un nuovo biomarcatore per prevedere la risposta all'immunoterapia di pazienti con melanoma metastatico.

L'interesse del gruppo si è concentrato sugli esosomi, microvescicole liberate da diversi tipi di cellule, che contengono varie molecole, tra cui porzioni di DNA non codificante, piccoli RNA e proteine. "Gli esosomi sono prodotti da molte cellule dell'organismo, con diverse funzioni" spiega Silvestris. "Quelle tumorali, per esempio, scambiano messaggi con altre cellule (tumorali e non) tramite gli esosomi, raggiungendo anche gli organi in cui il tumore potrebbe formare metastasi". Nello studio, svolto grazie al contributo fondamentale di AIRC, i ricercatori si sono in particolare occupati degli esosomi secreti dai linfociti T citotossici e dalle cellule dendritiche, unità del sistema immunitario attivate dai farmaci immunoterapici.

Gli scienziati hanno valutato se gli esosomi rilasciati da queste cellule - ottenuti da un prelievo di sangue di pazienti con melanoma metastatico - contenessero molecole in grado di predire la risposta dei pazienti stessi al trattamento con l'immunoterapico ipilimumab. "Analizzando i campioni di circa 60 pazienti, abbiamo scoperto che gli esosomi di linfociti e cellule dendritiche dei pazienti che hanno risposto meglio alla terapia esprimono più degli altri le molecole CD28 e PD-1". In pratica, tali molecole indicano che il sistema immunitario dei pazienti in questione è più efficiente, robusto e in grado di rispondere in modo adeguato alle sollecitazioni dell'immunoterapia.

Il prossimo passo sarà valutare se gli stessi risultati si ottengono anche con altri immunoterapici utilizzati nel melanoma, come pembrolizumab e nivolumab. Ciò potrebbe aprire la strada a un'applicazione clinica degli esosomi come biomarcatori per l'immunoterapia.

Ricerca pubblicata su:
Oncoimmunology

Titolo originale:
Serum exosomes as predictors of clinical response to ipilimumab in metastatic melanoma

Data Pubblicazione:
11/2017

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