I geni del tumore epatico si studiano anche nel tessuto sano

Per analizzare la relazione tra geni e ricadute della malattia nel cancro del fegato è possibile usare anche i campioni più vecchi e persino i tessuti sani adiacenti alla zona da cui il tumore è stato asportato

Non solo i geni del tumore, ma anche quelli del tessuto che lo circonda possono fornire informazioni utili sul rischio di ritorno della malattia e sulla sopravvivenza dopo l'asportazione chirurgica della massa tumorale. Queste le conclusioni di uno studio internazionale al quale hanno partecipato anche ricercatori italiani, con il supporto di AIRC, nel quale è stata studiata l'attivazione dei geni in campioni di tessuto prelevati a pazienti con carcinoma del fegato. "Uno dei problemi principali degli studi genomici, cioè gli studi che analizzano l'espressione di migliaia di geni contemporaneamente, è quello di reperire sufficienti campioni sui quali basare le proprie analisi" spiegano gli autori della ricerca.

I grandi centri oncologici dispongono in genere di enormi "banche" nelle quali sono conservati migliaia di campioni di tessuto, raccolti nel corso degli anni dopo ogni intervento chirurgico. Ma un tessuto umano è molto delicato e deve quindi essere sottoposto subito dopo il prelievo a trattamenti che ne blocchino la degradazione. Oggi si sta cercando di uniformare tali trattamenti privilegiando la tecnica del congelamento del tessuto, ma fino a poco tempo fa i campioni venivano conservati nei cosiddetti "blocchetti di paraffina", che non sono considerati i più adatti agli studi genomici.

Vincenzo Mazzaferro, uno dei ricercatori italiani che hanno preso parte al progetto, assieme ai suoi colleghi ha analizzato l'espressione di oltre 6.000 geni in campioni di tessuto conservati in paraffina provenienti da pazienti con carcinoma epatocellulare. Nonostante i dubbi sull'utilizzo di questo tipo di campioni, alcuni dei quali prelevati oltre 20 anni fa, sono stati ottenuti dati di buona qualità per il 90 per cento dei casi.

Lo studio ha portato a un altro importante risultato: le indicazioni per capire quando un tumore è più a rischio di recidiva, cioè di ripresentarsi dopo un periodo più o meno lungo dopo il trattamento, possono non arrivare dal tumore stesso, ma anche dal tessuto sano che circonda il tumore.

"In un certo senso è come se le recidive che si presentano dopo molto tempo dall'intervento di asportazione, e che sono tipiche dei tumori piccoli ai primi stadi, fossero dei nuovi tumori che si sviluppano in un tessuto non ancora tumorale, ma già danneggiato" affermano gli autori, che contano ora di utilizzare i risultati del loro lavoro per identificare i pazienti ad alto rischio di recidiva già in fase operatoria e di poter applicare di consegunza le terapie preventive.

Ricerca pubblicata su:
N Engl J Med.

Titolo originale:
Gene Expression in Fixed Tissues and Outcome in Hepatocellular Carcinoma.

Data Pubblicazione:
10/2008

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