Coagulazione e cancro vanno a braccetto

I ricercatori dell'istituto di Candiolo hanno scoperto che due fenomeni apparentemente lontani come la comparsa di un cancro e la formazione di coaguli di sangue hanno un'origine comune, sulla quale si può già intervenire.

C'è uno stretto legame fra il meccanismo con cui si formano i tumori e i sistemi che governano la coagulazione del sangue, e tale legame gioca un ruolo già nelle primissime fasi della malattia.
Una ricerca - pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, coordinata da Carla Boccaccio e condotta presso l'Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo anche grazie a fondi AIRC - ha infatti documentato come i primi passi che portano alla trasformazione di una cellula normale in cancerosa consistono proprio in profonde alterazioni dei meccanismi che controllano la coagulazione. In pratica il tumore, per creare attorno a sé un 'nido' che ne permetta la crescita indipendente dalle cellule vicine, attiva a suo favore il sistema della coagulazione, con il risultato di formare una sorta di rete protettiva di fibrina - la sostanza di cui è composto il coagulo - che ne facilita la crescita e l'invasione dei tessuti circostanti.

UNA CASCATA DI GENI

Da tempo i ricercatori di Candiolo si dedicano allo studio dei processi che portano alla formazione dei tumori: in questo ambito hanno identificato un gene chiave chiamato MET e hanno anche creato un topo geneticamente modificato, portatore di un gene MET alterato. Proprio nel topo hanno notato che la comparsa di nuovi tumori veniva preceduta da trombi (coaguli spontanei) o emorragie anche fatali.

Qualcosa di simile avviene talvolta anche nell'uomo: è cosa nota da oltre 140 anni, perché l'ha descritta nel 1865, senza riuscire a spiegarla, Armand Trousseau, un medico francese. I ricercatori di Candiolo si sono chiesti in che modo il gene MET riuscisse a governare due fenomeni così dissimili come la crescita della massa tumorale e le trombosi.

"Lo studio appena concluso ha permesso di seguire in laboratorio tutte le tappe dell'evoluzione del tumore, in particolare del tumore epatico, dalla comparsa di noduli pre-maligni alla loro trasformazione in focolai di carcinoma" spiega Paolo Comoglio, direttore scientifico dell'Istituto.
"In questo processo si attivano diversi geni, due dei quali sono influenzati da MET e inducono a loro volta la sintesi di enzimi coinvolti nella coagulazione del sangue. Si tratta dei geni PAI-1, che induce la sintesi dell'attivatore del plasminogeno di tipo 1 (una sostanza che impedisce ai coaguli di sciogliersi), e COX-2, che induce la sintesi della ciclossigenasi 2, un enzima fondamentale, oltre che nella coagulazione, anche nell'infiammazione".

Ecco quindi svelato il mistero rimasto inspiegato per quasi un secolo e mezzo: "L'attivazione precoce dei geni COX-2 e PAI-1 nelle cellule tumorali genera infatti, non solo a livello del tumore, ma nell'intero organismo, le condizioni che predispongono ai fenomeni di coagulazione spontanea" spiega Comoglio.

GIÀ CI SONO I FARMACI

Le ricadute pratiche della scoperta sono notevoli, sia per quanto riguarda la diagnosi precoce dei tumori sia per la terapia. "I risultati della ricerca suggeriscono per esempio di tenere sotto più stretto controllo i soggetti con episodi trombotici o disturbi della coagulazione senza una causa precisa. Tali eventi potrebbero infatti essere il primo campanello d'allarme di un tumore che si formerà, o già presente in una fase molto iniziale. Per questo motivo a Candiolo si sta già organizzando un progetto per la ricerca di neoplasie occulte in soggetti con trombosi inspiegate". Precisa il ricercatore: "È bene sottolineare il termine 'inspiegate', in quanto molti disturbi della coagulazione hanno invece una causa precisa e identificabile, come per esempio i deficit ereditari di alcuni fattori che controllano la coagulazione e in questi casi non si deve temere che abbiano un nesso con il cancro".

Lo studio apre inoltre la strada a nuove prospettive nella terapia: se i primi passi della formazione del tumore avvengono grazie a modifiche nei meccanismi della coagulazione, si può infatti ipotizzare di arrestarne la crescita impiegando farmaci che intervengano a questo livello. Ipotesi avvalorata anche dalle osservazioni dei ricercatori di Candiolo, come sottolinea Comoglio: "Nel corso dello studio si è rilevato che il trattamento con farmaci che inibiscono i geni COX-2 e PAI-1, i cosidetti anti- COX-2, ha rallentato o inibito l'evoluzione della malattia. Si tratta di dati iniziali che richiedono ulteriori ricerche".

Quando la trombosi non dipende dal cancro

Esistono alcune condizioni, ereditarie o acquisite, che predispongono un soggetto alle trombosi, specie venose:

- trombofilie ereditarie, che dipendono da mancanza o alterazione di alcuni fattori che governano la coagulazione

- trombofilie acquisite, in genere dovute a malattie autoimmuni come il lupus o a malattie croniche come l'epatite

- l'iperomocisteinemia, che consiste nell'aumento nel sangue di un amminoacido, l'omocisteina, su base genetica

- condizioni di aumentato rischio sono anche: gravidanza, terapie con ormoni femminili (estroprogestinici), traumi, interventi chirurgici, obesità, malattie cardiovascolari, insufficienza renale

Gli antiCOX-2 ... e il cancro

Ne hanno parlato tutti i giornali: i farmaci antinfiammatori antiCOX-2, che agiscono esattamente su uno degli enzimi identificati dai ricercatori di Candiolo, sono sotto esame da parte delle istituzioni pubbliche europee e statunitensi che controllano la sicurezza dei farmaci. La ragione? Secondo alcuni studi, queste sostanze, se assunte per lungo tempo, aumentano il rischio di avere un infarto o un ictus.

Dopo il ritiro volontario dal mercato di una delle specialità più vendute, il primo pronunciamento delle istituzioniè stato favorevole, seppure con qualche importante limitazione: questi farmaci non dovrebbero essere prescritti a persone che già per altre ragioni hanno un rischio cardiovascolare elevato (fumatori, obesi, ipertesi, persone con familiarità per l'infarto o l'ictus). Ma se il rapporto costo-beneficio è difficile da valutare nel caso di trattamenti per banali dolori o infiammazioni, diverso potrebbe essere il discorso nel caso di gravi malattie croniche come l'artrite reumatoide o il cancro. Alcuni studi hanno già dimostrato un effetto preventivo degli antiCOX-2 sulla comparsa del cancro del colon: ora si tratta di sperimentarli in chiave curativa anche alla luce delle scoperte fatte a Candiolo.

Ricerca pubblicata su:
Nature

Titolo originale:
The MET oncogene drives a genetic programme linking cancer to haemostasis

Data Pubblicazione:
03/2005

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