I mediatori nascosti dietro il comunicato stampa

Gli addetti stampa scientifici uniscono competenze scientifiche a nozioni di comunicazione e lavorano per mettere in luce i risultati raggiunti dall'istituzione di ricerca che rappresentano e dagli scienziati che la compongono

addetto stampa

Sono dietro le quinte della comunicazione della scienza, aiutano le istituzioni e i ricercatori a farsi conoscere dal grande pubblico, selezionano le ricerche più interessanti per la divulgazione: sono gli addetti stampa e comunicazione delle istituzioni di ricerca e delle associazioni che finanziano la scienza. Dopo anni di esistenza quasi clandestina e di frustrazioni professionali, dovute agli scarsi sbocchi di carriera, oggi il ruolo degli addetti stampa sta finalmente cambiando e anche i centri di ricerca più restii ad aprirsi all'esterno hanno capito quanto prezioso può essere l'apporto di una persona che renda l'attività degli scienziati più vicina alla gente comune e metta in luce positiva i risultati raggiunti.

Un ruolo di mediazione

Non sono giornalisti in senso stretto (perché non scrivono direttamente sui giornali e non vanno, se non in rari casi, in onda in televisione o in radio), ma gli addetti stampa scientifici sono all'origine di molti degli articoli e delle trasmissioni di scienza e salute. Il loro ruolo è quello di tradurre in un linguaggio comprensibile a tutti i risultati di ricerche a volte molto complesse, di confezionare i comunicati stampa e divulgarli presso i giornalisti, per poi fornire loro assistenza nella scrittura dell'articolo, fungendo da mediatori tra lo scienziato e il giornalista stesso, per esempio per fissare appuntamenti e interviste. Un compito tutt'altro che facile, specie in Italia dove, per tradizione, gli uffici stampa delle grandi istituzioni di ricerca hanno lavorato, fino a pochi anni fa, soprattutto nella comunicazione istituzionale, cioè dando voce ai problemi di tipo organizzativo e politico, più che alla scienza stessa.

Se le cose stanno cambiando è anche perché, con la crisi economica che condiziona anche la ricerca, il ruolo di comunicatore è essenziale per dare lustro ai risultati e quindi per facilitare la raccolta di fondi. Inoltre, questa professione è diventata uno dei possibili sbocchi per i laureati in materie scientifiche e anche per gli ex ricercatori: chi meglio di colui che ha lavorato nei laboratori di un'istituzione è in grado di metterne in luce i pregi e la qualità della ricerca? Chi meglio di un ex collega è capace di comprendere il linguaggio tecnico utilizzato dai ricercatori e trasformarlo, senza tradirlo, in linguaggio comune?

Passare da un ruolo all'altro non è semplice e non è cosa che si improvvisa: se in passato non si badava troppo alla formazione specifica degli addetti stampa, oggi non è più così e il giovane scienziato che ambisce a questo tipo di carriera deve acquisire conoscenze specifiche sui meccanismi della stampa e della comunicazione. Per ottenere ciò esistono numerosi master e scuole di specializzazione (alcune delle quali sono elencate nel riquadro qui sotto.

Come si diventa... ADDETTO STAMPA SCIENTIFICO

Il lavoro di ufficio stampa sottostà, in Italia, a norme diverse a seconda dell'istituzione in cui si lavora. I centri di ricerca pubblici devono infatti assumere persone che siano iscritte all'albo professionale dei giornalisti, per il quale è necessario passare un esame di Stato dopo opportuna formazione, ad esempio un master riconosciuto dagli Ordini regionali oppure un praticantato di 18 mesi presso una testata con regolare contratto. Spesso, però, gli uffici stampa sono affidati a strutture esterne attraverso gare d'appalto e, in quel caso, l'iscrizione all'ordine non è necessaria.

I master in giornalismo e comunicazione che consentono di accedere all'esame di Stato sono elencati a questa pagina sul sito dell'Ordine nazionale dei giornalisti. Si tratta di scuole generaliste che non formano in modo specifico sulla scienza (anzi, spesso la scienza è uno degli argomenti meno trattati). Esistono poi master e scuole di giornalismo o comunicazione della scienza che, pur non consentendo l'accesso all'esame di Stato, offrono una formazione più mirata. Tra questi i più noti sono il master in comunicazione della scienza presso la Scuola di studi superiori avanzati (SISSA) di Trieste, il master in giornalismo e comunicazione della scienza dell'Università La Sapienza di Roma, il master in comunicazione della scienza e innovazione sostenibile (MaCSIS) dell'Università di Milano Bicocca, il master in comunicazione della salute dell'Università Statale di Milano, dedicato nello specifico alla comunicazione di tipo medico e infine il master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell'Università di Ferrara che viene svolto quasi totalmente online. Altri corsi e scuole che richiedono minor impegno sono disponibili in diverse città, ma è sempre bene informarsi presso ex studenti della qualità della formazione impartita.

L'esperienza all'estero

"I migliori addetti stampa per un'istituzione scientifica sono coloro che conoscono sia i meccanismi della comunicazione sia quelli della scienza" spiega Lauren Riley, responsabile della relazione con i media dell'American Association for Cancer Research. "Qui negli Stati Uniti c'è una lunga tradizione di qualità e si investe molto in questo settore, che crea anche opportunità di lavoro per chi decide di intraprendere la carriera provenendo sia dai più classici studi di comunicazione sia da studi scientifici. Ho l'impressione che in Europa si cominci solo ora a capire quanto essenziali siano queste figure, in particolare per chi come noi, e come AIRC, raccoglie fondi per la ricerca contro il cancro e quindi ha il bisogno (e il dovere) di far conoscere i risultati ottenuti dalle donazioni".

La parte più complessa del lavoro di un addetto stampa scientifico è senza dubbio la selezione delle notizie: talvolta ciò che è più facilmente comunicabile non è necessariamente lo studio più prestigioso dal punto di vista scientifico. "È una battaglia che gli addetti stampa negli USA hanno già vinto da tempo: si tratta di far capire agli scienziati (e a volte anche a chi dirige le istituzioni di ricerca o gli enti di finanziamento) che il giudizio di qualità dal punto di vista della comunicazione può essere diverso dal giudizio di qualità strettamente scientifico. Come dico spesso ai miei scienziati, magari hanno anche pubblicato su Nature ma senza di me, senza il mio lavoro di traduzione e selezione, le loro scoperte restano comprensibili solo a pochi eletti e questo non possiamo permettercelo, se non altro perché anche la scienza, negli ultimi anni, ha subito un processo di democratizzazione".

Un po' di marketing

Non è tutto oro quello che luccica e talvolta l'addetto stampa deve saper "vendere" bene ai media ciò che la sua istituzione ha portato a termine, con tecniche simili al marketing pubblicitario, come segnala una ricerca pubblicata alcuni anni fa su Annals of Internal Medicine che dimostrava come i comunicati stampa delle istituzioni medico-scientifiche spesso tendono a vedere i risultati un po' troppo "in rosa". "Non mi pare un vero problema" dice Riley. "Certamente un addetto stampa preparato deve anche essere onesto, ma è comprensibile che tenda a mettere in luce più gli aspetti positivi che quelli negativi. D'altronde il nostro lavoro non deve essere confuso con quello del giornalista, che utilizza i nostri materiali e contatti ma che poi ha il compito professionale di fare verifiche indipendenti ed eventualmente di correggere il tiro. In ogni caso, nel campo della ricerca sul cancro non mi è quasi mai capitato. Il mio è un bellissimo lavoro, che mi fa sentire vicina a una nobile cause e che consiglio a tutti coloro che amano la scienza ma che, per qualche ragione, non possono fare ricerca in prima persona".

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Ultimo aggiornamento lunedì 1 giugno 2015.

Cristina Ferrario

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