Una storia di divieti e riabilitazioni

Una delle sostanze al centro di polemiche per un probabile effetto cancerogeno, il bisfenolo A, viene invece riabilitata da un ente europeo: una storia utile per capire come si determinano le soglie di tossicità e le norme che ne conseguono

bisfenoloA

Accusato di provocare danni al sistema immunitario e riproduttivo e di essere cancerogeno, il bisfenolo A, una sostanza chimica utilizzata per produrre plastiche e resine, era stato eliminato nel 2011 dalla produzione di biberon e contenitori per alimenti per bambini. In un recente rapporto l'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, emette invece un verdetto rassicurante: questa sostanza non crea alcun pericolo per l'uomo, a qualsiasi età, perché le dosi di bisfenolo A che rischiamo di assorbire sono infinitamente più basse di quelle che possono, in laboratorio, provocare un danno per la salute.

Per saperne di più

Il rapporto dell'EFSA
A questo indirizzo potete trovare la scheda informativa per il pubblico (in italiano) che l'EFSA ha prodotto sulla base del prorpio rapporto. Vi sono citati anche i singoli studi presi in esame.

La posizione ufficiale degli USA
Il National Institute for Environmental Health Sciences rappresenta la posizione ufficiale degli istituti di ricerca scientifica governativa degli Stati Uniti in materia di rischi ambientali. Il loro approccio non è molto diverso da quello dell'Efsa e le conclusioni sono analoghe.

La notizia ha avuto larga eco sui giornali perché il "caso bisfenolo" è stato al centro di un grande movimento popolare finalizzato alla sua messa al bando. Si tratta infatti di una sostanza davvero ubiquitaria, presente negli scontrini termici, nei rivestimenti interni delle lattine per uso alimentare e in molte stoviglie di plastica.

Questione di dosi

Come è possibile che autorità pubbliche europee diano pareri discordanti sulla pericolosità di alcune sostanze e, soprattutto, come deve orientarsi il consumatore?

Gli studi che segnalano un effetto negativo del bisfenolo A sono molti e non sono in discussione: anche l'EFSA li ha presi in considerazione. Nell'insieme sono all'origine della messa al bando della sostanza nella produzione di materiali per l'infanzia, decisione presa a livello europeo nel 2011 quando anche lo IARC (l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) lo ha inserito nella lista dei cancerogeni potenziali. Gli studi di tossicità e cancerogenicità vengono però condotti in laboratorio con dosaggi di centinaia, se non migliaia di volte più elevati della dose assorbibile nella vita quotidiana.

Ecco perché l'EFSA, che si è basata su dati epidemiologici, cioè sugli effetti che l'uso del bisfenolo A ha indotto nella popolazione esposta, si è sentita in grado di dare un parere più rassicurante: anche se usiamo piatti di plastica a ogni pasto e maneggiamo metri e metri di scontrini termici, non rischiamo di arrivare alla dose massima consentita. Il rischio non esiste neppure per neonati e adolescenti, le due categorie considerate potenzialmente più a rischio per via degli effetti del bisfenolo sui sistemi ormonali.

Inoltre la decisione del 2011 era stata presa su studi condotti fino al 2006. Da allora ne sono stati fatti altri, come riporta diligentemente il sito dell'EFSA, per cui si possono trarre conclusioni più sicure.

Dosi e precauzioni

Anche se è stato rivalutato, il bisfenolo A non è stato scagionato: è ormai dimostrato che la sua attività è simile a quella degli estrogeni naturali e che ad altissimi dosaggi è tossico. E in effetti l'EFSA ha abbassato la soglia di sicurezza passando da 50 microgrammi per chilo al giorno a soli 4 microgrammi per chilo. Malgrado ciò, è impossibile raggiungere tali livelli di assorbimento, anche se il bisfenolo A passa, in minime quantità dalla plastica dei contenitori ai cibi, in particolare a quelli caldi.

Le prove scientifiche

Le prime prove scientifiche dell'interazione tra il bisfenolo A e i sistemi ormonali risalgono addirittura al 1930, quando la sostanza fu studiata sui ratti, ma è necessario aspettare il 1997 per avere le prove di effetti analoghi su animali da laboratorio più complessi. Da allora l'interazione è stata indagata in più di un centinaio di studi. Nel 2008 compaiono gli articoli più accusatori, che dimostrano effetti neurotossici e cancerogeni su colture cellulari quando il bisfenolo è utilizzato ad alte concentrazioni: è in seguito alla pressione delle associazioni di consumatori che vari governi europei, tra i quali quello italiano, decidono per il bando dai prodotti utilizzati nell'infanzia.
Ora il contrordine da parte dell'EFSA, dato che le dosi assorbite sono davvero molto inferiori ai limiti di tossicità stabiliti in laboratorio. Il bisfenolo A è capace di passare dal rivestimento interno dei contenitori metallici agli alimenti in essi contenuti, soprattutto se vengono lavati con sostanze acide o utilizzati ad alta temperatura. Questa è la ragione per cui i contenitori in plastica utilizzabili nel microonde non dovrebbero contenere bisfenolo A.

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Ultimo aggiornamento lunedì 1 giugno 2015.

Redazione

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