La valigia per l’estero e il biglietto per tornare

Più borse per studiare fuori dall'Italia, come è necessario oggi nella scienza, ma anche sempre più opportunità per i migliori di tornare a casa e aprire il proprio laboratorio. Questo il bilancio di un anno di erogazioni AIRC

erogazioni

Un bilancio decisamente in attivo, dal punto di vista scientifico, per AIRC e i suoi ricercatori nel corso del 2013. A fianco dei 14 grandi progetti quinquennali sostenuti con i fondi derivati dal 5 per mille, sono stati erogati fondi per progetti di ricerca che coinvolgono singoli laboratori diretti da ricercatori di fama consolidata (i cosiddetti Investigator grant), per i giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo AIRC (i My First AIRC grant) e per giovani under 35 già autonomi e formati che meritano di mettere in piedi il loro primo laboratorio indipendente (gli Start-up grant).

A tutto ciò si affiancano le borse di studio AIRC/FIRC per l'Italia e per l'estero e le borse cofinanziate dal programma Marie Curie dell'Unione Europea. Mentre scriviamo abbiamo avuto notizia che AIRC ha ottenuto di nuovo, per la seconda volta consecutiva, il cofinanziamento europeo. "È un grande successo per AIRC" spiega il direttore scientifico Maria Ines Colnaghi. "Si tratta infatti di un programma molto selettivo non solo per il giovane che riceve la borsa ma anche per chi li finanzia, come AIRC, e desidera accedere ai cofinanziamenti europei. Posso dire che il nostro sistema di valutazione meritocratico è stato di nuovo esaminato con attenzione dagli esperti europei: e ancora una volta abbiamo meritato la loro approvazione".

Elevati standard qualitativi

Per saperne di più

Grazie alla generosità dei loro interlocutori, soci, volontari, contribuenti, sostenitori e al supporto dei mezzi di comunicazione, nel 2013 AIRC e FIRC hanno deliberato la somma totale di 94.233.770 euro.

Qui tutti i dettagli.

Il cofinanziamento delle borse, oltre a garantire che il 40 per cento di quanto erogato venga coperto dalla Commissione Europea (pari a 1 milione e 300.000 euro) fornisce un titolo in più a chi le ottiene per merito, poiché si sa che i ricercatori che sono passati attraverso le forche caudine di una selezione secondo i criteri del programma Marie Curie rispettano i più elevati standard qualitativi. Il nuovo programma di borse di mobilità si chiama iCARE (acronimo di "international CAncer REsearch fellowships" e termine che in inglese significa: "ci tengo"). La durata è di quattro anni e sono previsti due bandi, il primo ad aprile del 2014 e il secondo l'anno successivo. "Si prevede l'erogazione di 28 borse in tutto, di durata biennale" spiega Colnaghi. "Ne esistono di tre tipi: quelle per italiani che desiderano fare un'esperienza di ricerca in un laboratorio all'estero; quelle per stranieri che desiderano lavorare in un laboratorio di ricerca in Italia; e infine quelle per italiani che, dopo un'esperienza di ricerca in un laboratorio all'estero, desiderano tornare riportando a casa il sapere acquisito".

Inoltre le borse AIRC/Marie Curie incoraggiano gli enti di ricerca che ospiteranno i borsisti a offrire standard retributivi e normativi.

I più giovani come i più esperti

Per i giovani scienziati ci sono anche i My First AIRC grant: quest'anno ne sono stati erogati 13, un po' meno che in passato, ma solo per ragioni qualitative. "Esiste un sistema di valutazione meritocratico che applichiamo ai ricercatori più 'adulti', basato sul raggiungimento di una posizione adeguata in graduatoria e sulla presenza di alcuni requisiti. Abbiamo deciso che anche per i più giovani dovessero valere gli stessi criteri, anche se i candidati concorrono soltanto tra persone under 40. Questo spiega perché finanziamo davvero solo i migliori".

I criteri di AIRC, che sono molto severi, sono in realtà uno strumento offerto ai giovani per imporre dei cambiamenti di mentalità nell'accademia italiana: "Chiediamo che anche i giovani abbiano delle pubblicazioni come primo o ultimo nome, le due posizioni più prestigiose che tradizionalmente sono occupate dai nomi dei capi laboratorio o dei docenti di riferimento, anche se la ricerca è stata condotta in autonomia dal giovane. In altri Paesi non è così, quindi spingiamo i giovani a chiedere che il loro nome abbia il risalto che merita, al fine di essere davvero concorrenziali con i colleghi all'estero" continua Colnaghi.

Tre nuovi laboratori

Sono tre, invece, gli Start-up grant attribuiti nel 2013: un bel risultato, frutto anche di una crescita qualitativa dell'intero sistema della ricerca italiana, dato che l'anno prima solo un progetto era stato ritenuto degno di essere finanziato dalla commissione di esperti stranieri che valuta le richieste. "Se non c'è l'eccellenza, non finanziamo il progetto" spiega Colnaghi.

Il primo vincitore, Luca Vago, lavora presso la Fondazione San Raffaele di Milano, al Dipartimento di ematologia e trapianto di midollo, e vuole studiare il problema delle ricadute dei malati di leucemia dopo il trapianto, analizzando il genoma delle cellule leucemiche e del sistema immunitario con tecnologie avanzate di sequenziamento genico.

Federica Facciotti lavorerà invece all'Istituto europeo di oncologia, nel Laboratorio di immunobiologia delle cellule dendritiche e di immunoterapia. Studierà i messaggi che si scambiano diversi tipi di cellule del sistema immunitario coinvolti nella regolazione dell'infiammazione in tumori del colon-retto associati a malattie infiammatorie dell'intestino.

Elisa Giovannetti tornerà invece dall'Olanda, dove è andata con una borsa AIRC/Marie Curie, per aprire il suo primo laboratorio presso l'Azienda ospedaliera universitaria pisana, all'interno del Laboratorio di ricerca sulle malattie del pancreas. Il suo obiettivo è di cercare nuovi approcci diagnostici e terapeutici per questo tumore ancora poco facilmente identificabile in fase precoce.

La barra sempre in alto

Anche i finanziamenti ai ricercatori esperti hanno mantenuto la barra in alto, con uno standard molto selettivo. "I programmi legati al 5 per mille coinvolgono un numero elevato di laboratori che devono lavorare insieme sotto il controllo del capo progetto" spiega Colnaghi. "Ci sono però alcune ricerche importanti che possono essere condotte da un singolo laboratorio o centro. Ecco perché continuiamo a erogare un numero sufficiente di Investigator grant, il nostro finanziamento dedicato ai ricercatori consolidati".

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Ultimo aggiornamento mercoledì 1 gennaio 2014.

Redazione

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