Il futuro della ricerca è nella collaborazione

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Dice un vecchio proverbio malese che se una ranocchia vive sotto il guscio di una noce di cocco finisce per pensare che quello sia il mondo intero: oggi Singapore si sente come una ranocchia finalmente libera di spiccare salti sempre più alti, in particolare nel competitivo mondo della ricerca biomedica. Il proverbio è stato citato, all'inizio dello scorso ottobre, dal direttore esecutivo del Consiglio per la ricerca biomedica di Singapore, Lee Eng Hin, nel commentare un ulteriore aumento degli investimenti in ricerca scientifica della dinamica città-stato asiatica, all'insegna della cooperazione internazionale con i centri di ricerca all'avanguardia nel mondo.

Per saperne di più

L'istituto FIRC di oncologia molecolare di Milano è il centro di ricerca no profit ad alta tecnologia dedicato allo studio dei meccanismi di formazione e sviluppo dei tumori realizzato dalla FIRC.

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L'Agency for Science, Technology And Research (A*STAR) di Singapore è l'agenzia governativa cui è affidato il compito di promuovere lo sviluppo della scienza, anche attraverso collaborazioni internazionali di altissimo livello.

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Il Biomedical Research Council (BMRC) di Singapore, creato nel 2000, finanzia, coordina e supervisione le attività di ricerca e sviluppo del settore pubblico del dinamico paese asiatico.

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Tra questi, l'Istituto FIRC di oncologia molecolare (IFOM), che ha scelto Singapore perché rappresenta una porta d'accesso a un continente in rapida crescita anche dal punto di vista della produzione scientifica di alta qualità: "Oggi più che mai dobbiamo guardare all'Est del mondo, giacché i governi asiatici hanno deciso di dare una grande priorità allo sviluppo scientifico-tecnologico" ha detto Umberto Veronesi in occasione di un recente incontro milanese al quale era presente anche Lee Eng Hin per sancire l'intesa, che coinvolge l'intero campus che IFOM condivide con l'Istituto europeo di oncologia (IEO), e che punta a promuovere collaborazioni di ricerca, scambi di personale, studenti e tecnologie. "Singapore ci interessa perché sta crescendo molto in termini di produttività scientifica. Sarà la nostra porta d'entrata in Asia" ha aggiunto Marco Foiani, direttore scientifico dell'Istituto FIRC di oncologia molecolare.

Risorse preziose

In effetti le risorse economiche dispiegate dalle autorità di Singapore fanno impressione: negli ultimi dieci anni sono stati investiti nella ricerca circa 15 miliardi di dollari, che per il prossimo quinquennio aumenteranno addirittura del 20 per cento, con un meccanismo che premierà le ricerche capaci di portare rapidamente applicazioni concrete. L'area biomedica avrà una fetta ancor più ampia che in passato e beneficerà anche degli sgravi fiscali offerti alle industrie che svilupperanno nuovi prodotti in collaborazione con centri di ricerca pubblici.

Uno dei segreti dell'attuale successo delle politiche di sostegno alla ricerca è nel coinvolgimento di esperti da tutto il mondo, che sono stati chiamati a far parte di organismi consultivi, ma anche a dirigere centri di ricerca, come è accaduto a Sir David Lane, direttore della ricerca oncologica di Cancer Research UK (l'organizzazione britannica che finanzia e conduce più ricerche in ambito oncologico) nonché autore nel 1979 di una delle più significative scoperte sulla genesi del cancro, l'identificazione della proteina p53

I 30 ANNI DELLA PROTEINA P53

Ha superato da poco i 30 anni la scoperta della proteina p53 e del suo delicatissimo ruolo di "guardiano del genoma": era il 1979 quando David Lane - che oggi dirige la ricerca biomedica dell'Agenzia A*STAR di Singapore, oltre a conservare la prestigiosa qualifica di Chief Scientist ("scienziato capo") dell'associazione Cancer Research UK - comprese che questa piccola molecola ha la funzione di bloccare la crescita anomala delle cellule. Se oggi è assodato che la maggior parte dei tumori umani è associata al cattivo funzionamento o all'assenza della proteina p53 lo si deve agli studi condotti da Lane e Lionel Crawford quando erano entrambi all'Imperial Cancer Research Fund (ora divenuto Cancer Research UK).

In particolare, i due ricercatori studiavano gli effetti di un virus delle scimmie, chiamato SV40, che trasforma le cellule coltivate in laboratorio rendendole capaci di replicarsi all'infinito, con molte delle caratteristiche delle cellule tumorali. Per comprendere il meccanismo responsabile di questa trasformazione analizzarono le proteine che dopo l'infezione si attaccano alle proteine virali, e individuarono appunto una piccola proteina sconosciuta, che venne chiamata p53 per via del suo peso molecolare (pari a 53 kiloDalton).

Come spesso è accaduto con le ricerche scientifiche molto significative, la pubblicazione sulla rivista Nature con cui annunciarono i risultati fu a dir poco stringata, ma già nelle conclusioni si ipotizzava che questa proteina "misteriosa" avesse un ruolo chiave nella genesi dei tumori, cosa che è stata confermata da numerosissimi studi, alcuni dei quali condotti proprio in IFOM, anche grazie alla scoperta nel 1984 del gene responsabile della produzione della p53, chiamato TP53.

Trent'anni e oltre 20.000 studi pubblicati non sono bastati a rispondere a tutti i quesiti su questa proteina-chiave. Al contrario, più la si studia più numerosi sono gli ambiti in cui si suppone abbia un ruolo di rilievo. Ma sulla base di ciò che oggi si sa sono allo studio varie strategie per riattivare la p53 nei malati di tumore, così da ripristinare il meccanismo di difesa naturale dell'organismo.

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