Progressi della ricerca AIRC

Una selezione dei risultati pubblicati negli ultimi mesi dai ricercatori finanziati da AIRC sulle riviste scientifiche internazionali.

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Dalla vitamina E per la salute del fegato

In base ai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Research il nemico numero uno del carcinoma epatocellulare - tra i più comuni tumori del fegato - potrebbe essere l'alfa tocoferil succinato. "Questo derivato della vitamina E è in grado di bloccare la crescita dei tumori che presentano una mutazione in GSNOR, una proteina che ha il compito di staccare eventuali gruppi chimici contenenti azoto presenti sulle proteine" spiega Giuseppe Filomeni, coordinatore della ricerca, oggi attivo tra Roma (Università Tor Vergata) e Copenaghen in Danimarca (Danish Cancer Society Research Center).
Alla base dell'azione del composto sui tumori del fegato con GSNOR mutata e quindi inattiva (circa il 50%) ci sono meccanismi detti di denitrosilazione, ovvero il distacco dei gruppi azotati dalle proteine che non funzionano più come dovrebbero e causano la proliferazione del tumore.

Fonte: Cancer Research

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L'antibiotico che batte il cancro

La resistenza agli antibiotici, sempre più comune negli ultimi anni, ha fatto tornare in campo farmaci antimicrobici già in disuso per gli eccessivi effetti collaterali. Tra questi, le polimixine B ed E, molecole complesse dal punto di vista chimico, che potrebbero diventare importanti anche nella cura dei tumori. I ricercatori dell'Università di Pavia guidati da Andrea Mattevi assieme a quelli dell'Università La Sapienza di Roma coordinati da Alessandro Mai hanno dimostrato che queste molecole utilizzate per combattere le infezioni antibiotico-resistenti riescono a bloccare l'attività di un enzima coinvolto nell'insorgenza di alcuni tipi di tumore: l'istone demetilasi LSD1. "La speranza è che composti di origine naturale come le polimixine possano essere usati, oltre che come antibiotici classici, anche per curare malattie legate a LSD1, inclusi leucemie e tumori solidi" dice Mattevi, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Science Advances.

Fonte: Science Advances

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I microRNA del tumore ovarico

Piccoli frammenti di RNA che controllano l'attività dei geni possono aiutare a capire se il tumore ovarico è destinato a tornare dopo l'intervento chirurgico e il trattamento chemioterapico. Si tratta in particolare di 35 piccole molecole di microRNA identificate da tre gruppi di ricercatori italiani coordinati da Delia Mezzanzanica dell'Istituto nazionale tumori di Milano. "Grazie a un algoritmo matematico siamo riusciti a selezionare questo gruppo di microRNA, la cui associazione è strettamente collegata alla prognosi del tumore ovarico" spiega la ricercatrice, che assieme ai colleghi ha analizzato il patrimonio genetico di quasi 900 donne con questo tumore, che spesso si ripresenta dopo le iniziali terapie. In pratica, una firma molecolare di maggiore o minore rischio di ricaduta della malattia.
I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Lancet Oncology rappresentano un passo avanti anche verso la scelta di terapie mirate per il tumore ovarico: alcuni farmaci infatti funzionano meglio con i tumori più aggressivi, cioè quelli con maggiore rischio di ricaduta.

Fonte: Lancet Oncology

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Ultimo aggiornamento giovedì 1 dicembre 2016.

Redazione

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