Tumore mammario maschile

Il cancro del seno non è una malattia esclusivamente femminile, perché il residuo di ghiandola presente nell'uomo può essere all'origine di una trasformazione maligna.

Tumore mammario maschileLo si pensa sempre al femminile, ma il tumore della mammella può colpire anche gli uomini che, pur non avendo questa ghiandola altrettanto sviluppata, possiedono una quantità di tessuto mammario sufficiente a dare origine alla malattia. E se la prevenzione è entrata a far parte delle abitudini delle donne, gli uomini possono sottovalutare alcuni sintomi o segni esteriori e farsi sfuggire il momento giusto per intervenire.

"Quattro anni fa, insieme ai colleghi dell'Istituto nazionale tumori di Milano e del Memorial Sloan-Kettering di New York, abbiamo raccolto i dati relativi a questo tipo di tumore" spiega Giuseppe D'Aiuto, direttore dell'Unità di senologia del Pascale di Napoli. Scopo dell'indagine era ottenere una sorta di fotografia della malattia, dalla sua insorgenza fino allo sviluppo, e dell'efficacia delle cure.

Dal punto di vista dei numeri, si può dire che si tratta di una forma oncologica sostanzialmente stabile nel tempo, anche se negli ultimi 10 anni si registra un lieve aumento. In Italia è una patologia rara, che colpisce circa 300 uomini l'anno.

"L'elemento più critico emerso dallo studio è l'aumento relativo dei casi nella fascia di età più giovane, sotto i 45 anni" spiega D'Aiuto. I colpevoli sembrano essere i geni (e in particolare la variante BRCA2, associata, nell'uomo come nella donna, a un aumentato rischio) combinati con stili di vita negativi. "È importante anche il sovrappeso" spiega D'Aiuto. "Il tessuto adiposo è un deposito naturale di estrogeni anche nell'uomo. L'obesità è quindi un fattore di rischio non indifferente anche nella componente maschile".

Accrescono le probabilità di ammalarsi anche alcune sindromi congenite, per fortuna rare, come quella di Klinefelter. Uomini con una elevata familiarità per cancro del seno (con nonne, madre e sorelle colpite) dovrebbero considerarsi a rischio e chiedere a un medico esperto se è il caso di fare un'analisi genetica. "In caso di positività per BRCA2 si può decidere di stabilire un programma di controlli non dissimile da quello femminile" spiega D'Aiuto.

NIENTE SCREENING MA ATTENZIONE

Per saperne di più

Il cancro alla mammella nell'uomo è una patologia rara, ma da non sottovalutare. Per saperne di più su prevenzione, diagnosi e cura consulta la scheda della nostra guida tumori.

Nell'uomo come nella donna è la prevenzione l'arma più efficace, anche se per gli uomini non esistono programmi di screening (come la mammografia per le donne) a causa dell'estrema rarità del male, che renderebbe controproducente sottoporre la popolazione a raggi per una diagnosi altamente improbabile.

Nonostante ciò, la mammografia viene effettuata (così come l'ecografia) in tutti i casi in cui si sospetta che qualcosa non vada, come quando la mammella si ingrandisce (nella cosiddetta ginecomastia) oppure quando si formano delle eruzioni cutanee, simili a eczemi, che interessano la zona del capezzolo e dell'areola. Quest'ultima manifestazione può essere il segnale di un morbo di Paget, un tumore duttale (cioè della componente dei dotti che, insieme allo stroma, o tessuto pieno, costituisce la struttura della ghiandola) che esiste anche nelle donne.

"Variazioni di volume, specie se asimmetriche, o di struttura della zona mammaria o della pelle sovrastante meritano una visita di controllo, così come ulcerazioni o perdite di liquido o siero dal capezzolo" spiega ancora D'Aiuto.

Qui può insorgere un problema: qual è il medico più adatto a visitare un uomo che sospetta di avere qualcosa che non va? Oltre al medico di famiglia, che può fungere da primo filtro, lo specialista di riferimento resta il senologo, lo stesso che visita le donne. "Molti uomini possono essere frenati nell'impulso di farsi controllare dall'idea di doversi recare da un medico 'per donne'. In realtà fanno un grosso errore e rischiano di mettere la loro vita a repentaglio, perché in questi casi è sempre bene affidarsi a chi ha più competenze in materia ed è indubitabile che, data la scarsa frequenza della forma maschile, siano i medici che curano il cancro del seno femminile ad avere la casistica adatta".

CURE COMUNI AI DUE SESSI

Dal punto di vista delle terapie, non ci si discosta molto dallo standard applicato alle donne. Si passa dalla chirurgia (in genere meno impegnativa che nel sesso femminile, per via della conformazione, anche se in casi avanzati può essere necessario asportare parte del muscolo pettorale), seguita da chemioterapia e radioterapia. Se i linfonodi ascellari risultano intaccati, si procede alla loro asportazione. Negli ultimi anni si è sperimentata la tecnica del linfonodo sentinella anche nell'uomo, con ottimi risultati. "In questo caso l'obiettivo non è ovviamente salvare il seno, perché non si nota la differenza, ma evitare lo svuotamento del cavo ascellare che induce, anche nell'uomo, il linfedema del braccio".

Anche le cure ormonali sono necessarie in caso di tumori sensibili agli ormoni e si basano su antiestrogeni come il tamoxifene. "Negli ultimi anni, però, si è scoperto che i tumori mammari maschili rispondono bene alla nuova classe di antiestrogeni, gli inibitori delle aromatasi" conclude D'Aiuto.

VANTAGGI BIOLOGICI

Più anziani delle donne ma con una prognosi migliore

Il cancro del seno nell'uomo viene scoperto in uno stadio e a un'età più avanzata che nella donna, ma nonostante ciò ha una prognosi migliore. Lo afferma un recentissimo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che ha preso in esame quasi 500.000 casi di tumore della mammella nelle donne e quasi 3.000 nell'uomo, in Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svizzera, Svezia e Singapore nell'arco di oltre 40 anni.

Se la diagnosi arriva per le donne intorno ai 62 anni in media, per l'uomo l'età media sale a 70 anni. La sopravvivenza a cinque anni è apparentemente inferiore per l'uomo ma se viene corretta per l'età risulta invece più favorevole di quella nelle donne. Gli autori dello studio, un gruppo di epidemiologi del Memorial Sloan-Kettering di New York, non hanno una spiegazione definitiva per la migliore prognosi: l'ipotesi più convincente è che il corpo maschile risponda diversamente non solo alle terapie ormonali ma anche alla chemioterapia.

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