Progressi della ricerca AIRC

Una selezione dei risultati pubblicati negli ultimi mesi dai ricercatori finanziati da AIRC sulle riviste scientifiche internazionali.

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Da mielodisplasia a leucemia

Una firma genetica specifica è in grado di aiutare i medici a capire quali casi di mielodisplasia - una condizione nella quale il midollo osseo produce in modo non corretto cellule del sangue - hanno maggiori probabilità di trasformarsi in leucemia acuta. È quanto emerge da uno studio portato a termine da un gruppo di ricerca internazionale guidato da Mario Cazzola del Dipartimento di medicina molecolare dell'Università di Pavia e della Clinica ematologica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Analizzando il profilo di espressione genica di un gruppo di pazienti con mielodisplasia, i ricercatori hanno notato che in alcuni casi aumentava l'espressione di geni legati alla produzione di globuli rossi e piastrine, mentre in altri erano più presenti geni coinvolti nella produzione di tutti gli elementi del sangue. "Proprio questi ultimi casi avevano maggiori probabilità che la mielodisplasia evolvesse in leucemia" afferma Cazzola che sta mettendo a punto il test per consentire di scegliere velocemente la strategia di trattamento migliore per ciascun paziente.

Fonte: Blood

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I traguardi dei nostri ricercatori

Una selezione dei lavori pubblicati dai ricercatori AIRC sulle più importanti riviste scientifiche internazionali, dai meccanismi cellulari di base alla prevenzione e cura della malattia.
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Dosi basse per i bambini

Qual è la dose ottimale di terapia con globuline anti-timociti per i bambini sottoposti a trapianto di cellule staminali da donatore non consanguineo? La risposta a questa domanda arriva da uno studio coordinato dall'equipe di Franco Locatelli, dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e portato a termine anche grazie al contributo di AIRC. "Dopo il trapianto - una terapia fondamentale nel caso di tumori come leucemie e linfomi - c'è il rischio che si inneschi un conflitto tra le cellule del donatore e quelle del ricevente, dando origine alla cosiddetta malattia del trapianto contro l'ospite" dice Locatelli, ricordando che per ridurre questo rischio si utilizza una sieroterapia a base di anticorpi. Confrontando due diverse dosi di siero utilizzate nei bambini e negli adolescenti, i ricercatori sono riusciti a stabilire che la dose più bassa è anche quella associata alla migliore sopravvivenza.

Fonte: Lancet Oncology

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Dialogo tra tessuto adiposo e tumore al seno

Due molecole che si chiamano GM-CSF e MMP9 rappresentano le basi del legame tra obesità e cancro al seno. È noto da tempo che l'eccessivo accumulo di grasso corporeo aumenta il rischio di molti tumori, incluso quello del seno, ma i meccanismi alla base di tale associazione non erano ancora conosciuti. I ricercatori guidati da Francesco Bertolini dell'Istituto europeo di oncologia di Milano hanno fatto luce sull'argomento. "Siamo partiti da esperimenti sulle cellule tumorali per arrivare agli studi su animali, passando attraverso analisi dei geni e delle proteine" spiega Bertolini che poi aggiunge: "Alla fine del nostro percorso abbiamo scoperto che GM-CSF e MMP9, due molecole prodotte dai progenitori delle cellule adipose, sono in grado di favorire lo sviluppo e la diffusione del cancro". Le ricadute cliniche sono a portata di mano: inibire i due fattori rallenta la crescita del tumore negli animali ed esistono già farmaci con questa attività.

Fonte: Cancer Research

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Ultimo aggiornamento giovedì 15 marzo 2018.

Redazione

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