Dal diabete al cancro cercando le staminali

Giorgio Stassi è tornato a casa, a Palermo, dopo aver lavorato all'estero e ora, grazie al progetto 5 per mille di AIRC, ha trovato una molecola chiave, presente nelle cellule staminali tumorali, sulla quale agire per bloccare le metastasi di cancro del colon

stassiLa vita di un ricercatore è in genere scandita da eventi in gran parte prevedibili: la laurea, il conseguimento di un titolo post laurea, magari all'estero, il primo articolo su una rivista importante, un incarico di docenza. Ad alcuni, però, toccano anche esperienze di tutt'altro genere, che lasciano un segno: come quando Giorgio Stassi capì che l'esplosione che aveva frantumato i vetri delle finestre dell'appartamento a Tel Aviv non era dovuta a un incidente, ma a un attentato terroristico suicida, con morti e feriti, il primo portato a termine con successo da Hamas nel cuore della città.

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Tumore del colon: trovate le cellule che formano la metastasi
Lo studio pubblicato a febbraio 2014 su Cell Stem Cell da Giorgio Stassi e dai suoi collaboratori.

Nella capitale israeliana Stassi era arrivato da appena due giorni, ed era ospite nell'appartamento prestatogli da un collega, proprio sopra il centralissimo grande magazzino Dizengoff, quando la mattina del 19 ottobre 1994 una tremenda esplosione alla fermata dell'autobus provocò la morte di 22 persone e il ferimento di altre 50, tra cui bambini a spasso con la famiglia. "Io avrei dovuto essere a quella fermata" ricorda oggi il ricercatore seduto nel suo studio all'Università di Palermo. "Subito dopo l'esplosione la mia amica mi telefonò dicendomi di restare in casa. Io sul momento avevo pensato di tornare subito in Italia, ma, quando scesi poche ore dopo per rendermi conto di persona di che cosa era successo, come unica traccia dell'accaduto trovai un gran numero di lumini commemorativi. Mi colpì molto il fatto che avevano ripulito tutto e avevano anche già rimesso l'asfalto nuovo, per dare un chiaro segnale che la vita continuava".

Dunque rimase, per portare avanti una ricerca all'ospedale Kaplan dell'Università di Tel Aviv su una famiglia di palestinesi affetta da una forma ereditaria di diabete di tipo 1. Veniva infatti da una specializzazione in endocrinologia e malattie del ricambio, presa all'Università di Palermo, sotto la guida di Giandomenico Bompiani: "Sono sempre stato appassionato di chimica, e per un po' avevo pensato che la mia carriera sarebbe stata quella" ricorda. "Dopo la laurea in medicina scelsi l'endocrinologia, perché il gruppo del professor Bompiani, cui sono ancora oggi legato da un rapporto di grande stima e affetto, era conosciuto per il buon livello delle ricerche che conduceva".

Al quarto anno di università cominciò l'internato dedicandosi alla ricerca sul trapianto di isole pancreatiche, i gruppi di cellule che producono l'insulina: "Dei pazienti mi sono occupato durante la scuola di specialità, ma poi negli anni successivi sono stato assorbito al 100% dalla ricerca in laboratorio" spiega.

Sono gli anni in cui conosce la moglie, Matilde Todaro, sposata nel 1993, con cui, dopo aver condiviso la scuola di specialità, oggi divide la passione per la ricerca, il laboratorio e lo studio al piano terra, arredato con due scrivanie e numerosi scaffali carichi di libri. Le pareti sono abbellite da stampe e riproduzioni di quadri antichi, tra cui spicca la Dama con l'ermellino di Leonardo Da Vinci. Su un tavolo nell'angolo, sono poggiate due reticelle con le arance di AIRC: "Dobbiamo moltissimo ad AIRC: se non ci fosse non so davvero dove sarebbe oggi l'oncologia italiana" sottolinea con un misto di riconoscenza e di orgoglio".

L'oncologia arriva negli USA

Nella vita professionale di Stassi l'oncologia sarebbe entrata qualche tempo dopo l'esperienza israeliana: "Dopo i due mesi trascorsi a Tel Aviv mi sono trasferito a Pittsburgh, negli Stati Uniti, dove con il gruppo di Massimo Trucco, ho contribuito a studi non solo sul diabete, ma anche sui meccanismi alla base delle malattie autoimmuni, pubblicando su riviste importanti come Nature e Science. Proprio su Science, nel 1997, apparve uno studio condotto insieme al mio fraterno amico Ruggero De Maria, anche lui conosciuto durante la specializzazione a Palermo". Con De Maria, attuale direttore scientifico dell'Istituto nazionale tumori "Regina Elena" di Roma, Stassi oggi partecipa a uno dei grandi progetti finanziati con il 5 per mille di AIRC. "Dopo aver studiato insieme a lui l'autoimmunità nella tiroide e nel pancreas, ho cominciato a occuparmi di tumore della tiroide, arrivando tra i primi a scoprire le cellule staminali tumorali proprio in quella ghiandola e, successivamente - insieme a De Maria - quelle del colon".

A Pittsburgh, dove Stassi si era trasferito da solo mentre la moglie completava la scuola di specialità, la vita è scandita dalla ricerca in laboratorio e da qualche viaggio per visitare le bellezze dell'America. "Tornare a Palermo non era per niente semplice: il volo prevedeva tre o quattro scali" ricorda. Per questo Matilde lo raggiunge subito dopo la specializzazione, nel 1997.

Nello stesso anno bussa alla porta la cicogna: "Pensando all'imminente arrivo del primo figlio abbiamo discusso un po' e alla fine abbiamo deciso di tornare in Italia". La decisione non è presa a cuor leggero, perché, anche se Pittsburgh non presenta certo le attrattive della natìa Palermo, le prospettive scientifiche sono assai più allettanti di quelle che la coppia si aspetta di trovare in patria.

È a quel punto che l'oggetto principale della ricerca diventa il cancro: l'approdo alla ricerca oncologica è suggellato, nel 1998, da un periodo trascorso a Roma, presso il Dipartimento di ematologia e oncologia dell'Istituto superiore di sanità, diretto da Cesare Pschle. Lì Stassi si occupa inizialmente di tumori ematologici, per poi concentrarsi sulle cellule staminali tumorali: "La definizione di staminali, per queste cellule tumorali, potrebbe generare un po' di confusione, tanto è vero che in passato si è discusso a lungo sull'opportunità di cercare una definizione diversa" spiega il ricercatore palermitano. "Sono cellule che danno l'avvio al tumore, e anche per questo sono le responsabili delle recidive, poiché quando, dopo un intervento, ne rimangono anche piccolissime quantità sono sufficienti per far ripartire la crescita tumorale".

La casa sulla spiaggia

Del periodo a Roma, quando abitava nei dintorni di piazza Vescovio e si muoveva con i mezzi pubblici, conserva un ricordo fantastico: "È una città splendida. È come se fosse casa mia". Dopo poco più di un anno l'esperienza romana si chiude, e Stassi ha l'opportunità di tornare a vivere a Palermo, nella villetta di Mondello a due passi dalla spiaggia. Nel 2003, quando il primogenito Umberto ha sei anni, nasce Costanza.

"Nei fine settimana mi rilasso occupandomi del giardino, che ha sempre bisogno di tante cure, e di tutti i lavoretti di casa. Faccio molto bene l'idraulico e il falegname" racconta con un sorriso. "Non cucino quasi mai, però alla domenica faccio i pancakes e ogni tanto qualche dolce". La spiaggia, troppo caotica nella stagione calda, è invece molto piacevole fuori stagione. "Senza ombrelloni e sedie sdraio è splendida. A partire da ottobre ci vado con mio figlio, che ama il windsurf e fa regate e free style. Quando per lui c'è il vento buono ci facciamo un'oretta di macchina e andiamo tutti a Mozia, vicino alle saline di Marsala, dove c'è una laguna naturale con il fondale molto basso e può divertirsi in tutta sicurezza".

Dal bancone al malato

La vita in università è scandita dall'appuntamento mattutino dell'"edicola", alle 8.30: "Tutti i giorni uno dei ragazzi del laboratorio - 20 tra borsisti, tesisti, studenti di PhD e dottorati, in gran parte laureati in biotecnologie - espone a tutti una ricerca di cui ha letto su qualcuna delle riviste che segue regolarmente, così ne discutiamo tutti insieme e ci teniamo aggiornati". L'incontro avviene in un ampio disimpegno tappezzato di alti armadi metallici, alla base delle scale che scendono per raggiungere il laboratorio, al livello seminterrato: il visitatore viene accolto da una simpatica schiera multiforme e multicolore di sedie ciascuna con una sua spiccata personalità. L'informalità dei luoghi e degli arredi - che nei laboratori veri e propri lasciano spazio alle apparecchiature d'avanguardia - si sposa bene con la consuetudine a festeggiare ogni passaggio importante nella carriera scientifica di ciascuno (il primo articolo pubblicato, la laurea, il dottorato, la prima ricerca pubblicata come primo autore) portando un vassoio di dolci. Considerando la frequenza con cui questo accade - e la maestria e generosità dei pasticceri siciliani - la battuta che ricorre tra i ragazzi è che non è questo il laboratorio adatto a chi vuole mantenere la linea.

Il festeggiamento più recente riguarda uno studio che è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell, su una molecola che appare cruciale nell'insorgenza delle metastasi del tumore del colon. "Negli studi preclinici l'impiego di un farmaco che agisce su questa molecola ha dimostrato di funzionare molto bene, tanto che noi ne abbiamo proposto l'utilizzo come terapia adiuvante nei tumori del colon". Alla pubblicazione ha contribuito anche il figlio Umberto, che frequenta il liceo scientifico con l'idea di iscriversi a ingegneria meccanica: "Siccome disegna molto bene, gli ho chiesto di illustrare il meccanismo che abbiamo scoperto, usando la metafora dell'automobile di serie che, quando viene ritoccata in un ambiente particolare, si trasforma in un'auto da corsa, sfuggendo al controllo e dando origine alla metastasi. Ora speriamo che la fase successiva di sperimentazione clinica confermi questi risultati, molto incoraggianti, anche nei malati". Il 7 febbraio scorso, in una riunione del programma 5 per mille AIRC, di cui il suo gruppo fa parte, è stato deciso che l'esperimento condotto a Palermo ha buone possibilità di funzionare anche sull'uomo e quindi a breve verranno trattati i primi pazienti.

Una cura per la chemioresistenza

Nel Laboratorio di fisiologia cellulare e molecolare del Dipartimento di discipline chirurgiche e oncologiche dell'Università degli studi di Palermo, noto anche come "Stassi Lab", si studiano i meccanismi che regolano la sopravvivenza e la resistenza delle cellule tumorali alle terapie convenzionali, in particolare nel cancro del colon, del polmone e del seno.

Il gruppo partecipa al Programma speciale di oncologia clinica molecolare 5 per mille AIRC, contribuendo in primo luogo all'ampliamento della collezione di cellule staminali tumorali (CSC, dalla sigla inglese Cancer Stem Cells) di colon e polmone, catalogate e conservate nella biobanca dell'Istituto superiore di sanità a Roma. In particolare, si occupa della raccolta e del trattamento di campioni di tumore da cui vengono estratte e isolate le cellule staminali tumorali, e dell'invio alla biobanca delle linee cellulari derivate, corredata da un gran numero di informazioni di carattere clinico e genetico, che saranno utilissime per tutte le ricerche future su questi tumori.

Un altro importante filone di ricerca riguarda un gruppo di fattori di crescita (chiamati bone morphogenetic proteins, in sigla BMP) coinvolti nello sviluppo dell'osso e della cartilagine e nel processo di trasformazione delle CSC in cellule tumorali: questi fattori di crescita sembrano avere anche un ruolo determinante nella resistenza alle terapie convenzionali e nella comparsa di recidive.

Infine lo Stassi Lab si occupa di testare preliminarmente i farmaci a bersaglio molecolare individuati dagli altri gruppi di ricerca che partecipano al Programma 5 per mille AIRC, diretto da Ruggero De Maria.

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Ultimo aggiornamento martedì 1 aprile 2014.

Fabio Turone

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