Ci sono diversi tipi di diagnosi: precoce, delle recidive e del tumore sintomatico
DIAGNOSI PRECOCE
Fare diagnosi precoce significa individuare il tumore in
fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi (un
processo noto col nome di metastasi).
In genere risulta molto più semplice trattare un tumore nei suoi
primi stadi: spesso si ottengono ottimi risultati in termini di
cura con interventi chirurgici o farmacologici non particolarmente
invasivi e, di conseguenza, migliora anche la qualità della vita
della persona che si sottopone alle terapie.
La diagnosi precoce in campo oncologico può essere frutto del caso,
quando, per esempio, il tumore viene individuato grazie a un esame
effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare
un cancro. Molto più spesso, però, il merito della scoperta
precoce di alcuni tra i tumori più diffusi (come seno, collo dell’utero,
colon) deve essere attribuito a programmi di screening appositamente
studiati.
In Italia, secondo le indicazioni del ministero della Salute,
il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per
la diagnosi precoce oncologica e in particolare: tumore del seno: mammografia
ogni 2 anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni;
tumore del collo dell’utero: Pap test ogni 3 anni per le donne tra
i 25 e i 65 anni; tumore del colon-retto: per uomini e donne ricerca
del sangue occulto nelle feci ogni anno tra i 50 e i 75 anni; se il primo
esame risulta positivo, si esegue una colonscopia; in caso di familiarità per
questo tumore si consiglia una colonscopia ogni 5 anni dopo i 50
anni.
Le modalità e l’adesione delle autorità sanitarie
a queste campagne di screening possono poi variare a livello regionale.
Per merito di un’attenta strategia di diagnosi precoce, ogni
anno in Italia vengono individuati allo stadio iniziale 3.500-4.000
nuovi casi di tumore del collo dell’utero, 35.000 di tumore
del seno e 36.000 di tumore colonrettale. La maggior parte di questi
tumori può essere curata con successo.
LA DIFFERENZA TRA PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE
Nonostante i due termini vengano a volte confusi o utilizzati come
sinonimi, dire diagnosi precoce non equivale a dire prevenzione.
La diagnosi precoce permette di individuare tumori molto piccoli
e non ancora diffusi agli organi vicini, ma il tumore è comunque
già presente. Quando si parla di prevenzione, invece, si
intendono una serie di comportamenti o terapie attuati con lo scopo
di evitare che il tumore si formi. Il concetto di diagnosi precoce
si sovrappone in larga parte a quello di prevenzione secondaria,
anche se ci sono sottili differenze, ma non deve essere confuso con
quello di prevenzione primaria.
Vediamo degli esempi che ci possono aiutare a comprendere meglio
il concetto.
I LIMITI DELLA DIAGNOSI PRECOCE
La diffusione degli screening per la diagnosi
precoce ha permesso di migliorare notevolmente la sopravvivenza e
di ridurre la mortalità per diversi tipi di cancro soprattutto
il tumore del seno, del colon-retto e del collo dell’utero.
Purtroppo però questi risultati positivi non valgono per tutti
i tumori.
In alcuni casi ci si trova in presenza di un tumore che
cresce e si diffonde con una rapidità tale che individuarlo
nelle sue fasi più precoci non porta alcun vantaggio in termini
di riduzione della mortalità per il paziente. È quanto
accade, per esempio, in alcune forme di tumore polmonare a rapida
metastatizzazione: individuarli precocemente non incide sulla mortalità.
In altri casi invece, come per esempio nei carcinomi prostatici,
il tumore si sviluppa molto lentamente. Ecco perché le linee
guida in materia sono contrarie all’idea di sottoporre gli
uomini sopra i 50 anni alla misurazione dei livelli di PSA (antigene
prostatico specifico) anche in assenza di sintomi. Diversi studi
hanno infatti dimostrato che spesso l’aumento del PSA identifica
forme tumorali benigne o a crescita talmente lenta che non si sarebbero
mai manifestate nella vita del paziente. Altri esperti sono comunque
favorevoli allo screening di popolazione poiché la diagnosi
precoce, anche di un tumore a crescita lenta, renderebbe possibili
interventi più precisi e mirati.
SOPRAVVIVENZA E MORTALITÀ
Quando si parla dell’efficacia della diagnosi precoce si fa
spesso confusione tra aumento della sopravvivenza e riduzione della
mortalità. Di certo la diagnosi precoce ha permesso di individuare
un numero maggiore di tumori e di ridurre in genere l’età nella
quale il tumore viene diagnosticato, ma spesso i nuovi tumori diagnosticati
sono quelli poco aggressivi che non avrebbero dato comunque grossi
problemi ad esempio ad un paziente anziano. Viene anticipata la diagnosi,
ma la storia del tumore e il suo effetto sul paziente non cambiano
molto. Aumenta il numero di anni di vita dopo la diagnosi precoce
di cancro (e questo è un aumento della sopravvivenza), ma
non si vive più a lungo in termini assoluti (la mortalità rimane
la stessa).
In sintesi, diagnosticare la malattia ai primi stadi è fondamentale
in alcuni tipi di tumore, ma non porta grossi vantaggi in caso
di tumori a rapida crescita, che danno metastasi già nelle
fasi iniziali, o quelli a crescita lentissima, che in alcune categorie
come gli anziani non fanno in tempo a essere realmente pericolosi.
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLE RECIDIVE
Al termine dei cicli di trattamento prescritti
dal medico dopo l’individuazione del tumore è importante
continuare a sottoporsi a periodici esami di controllo. Questi esami
costituiscono infatti lo strumento più importante per una
diagnosi precoce nel caso di eventuali recidive, cioè nel
caso il tumore si ripresenti.
Per molti tumori uno dei controlli più utilizzati è la
valutazione dei livelli di particolari marcatori tumorali, sostanze
prodotte dal tumore e presenti nel sangue. Per esempio, una paziente
che ha affrontato in precedenza un trattamento per tumore ovarico si
dovrà sottoporre a prelievi di sangue per il dosaggio di un
marcatore chiamato CA125; nel caso, invece, di un uomo con un precedente
carcinoma della prostata si andrà a valutare il livello di PSA.
I controlli, semplici prelievi di sangue, devono essere effettuati
a intervalli di tempo abbastanza ravvicinati nel periodo immediatamente
successivo al trattamento del tumore primario, per diventare poi sempre
meno frequenti con gli anni in caso non si verifichino variazioni significative.
Se invece i livelli dei marcatori aumentano, sarà il medico
a suggerire l’intervento più adatto. Oltre alla valutazione
dei livelli dei marcatori tumorali esistono altri esami utili per diagnosticare
in modo precoce le recidive: ogni tumore ne prevede alcuni specifici,
dalla TC alla radiografa, dalla colonscopia all’ecografia, eccetera.
Per questo invitiamo il lettore a consultare la scheda relativa al
tumore di suo interesse nella sezione Guida Tumori di questo sito.
LA DIAGNOSI DEL TUMORE SINTOMATICO
Quando un tumore dà segno di sé, perché dà sintomi, la diagnosi non può più definirsi precoce. Gli esami utilizzati per individuarne la presenza, la gravità e le caratteristiche istologiche e genetiche variano moltissimo in base alla sede o al tessuto coinvolto. Per sapere meglio quali sono gli esami diagnostici consigliati per ciascun tipo di tumore e il loro significato si rimanda alle schede sulle singole patologie tumorali presenti in questo stesso sito.