Oggi, a sette anni di distanza, di quella parentesi quasi non mi ricordo più. Solo, ogni tanto, un pensiero fugace che ho imparato ad allontanare.

«Una brutta parentesi nel fluire tranquillo della mia vita. Un mese o poco più di paure. Ma come tutte le parentesi, con un inizio e con una fine.
E oggi, a sette anni di distanza, di questa parentesi quasi non mi ricordo più, la mia vita è tornata ad essere esattamente quella di prima e, dalla mia esperienza, posso proprio dire che il cancro è una malattia come tante altre: è possibile esserne colpiti ma si può guarire.
Un’esperienza di cui non ho difficoltà a parlare, perché credo possa essere utile a tante altre persone».
primo esame: un'ecografia
Rosaria Severino, partenopea, insegnante di lettere in una scuola media a Lago Patria, villaggio residenziale alle porte di Napoli, parla con distaccata soavità della sua “brutta parentesi”, di quel cancro del colon che apparve come un fulmine a ciel sereno sette anni fa, proprio alla vigilia di San Silvestro. «Non avevo mai avvertito alcun fastidio, se non qualche ricorrente periodo di stipsi», dice la professoressa Severino. «Non riuscivo quindi a capacitarmi di quello strano dolore all’addome. Vista la stagione pensai lì per lì a un sintomo influenzale, ma c’era qualcosa che non tornava. Al tatto sentivo uno strano rigonfiamento, forse non è nulla di importante - mi dicevo - ma, d’accordo con mio marito, il mattino dopo andai al pronto soccorso per farmi vedere.
«Mi fecero un’ecografia, poi il medico chiese di fare altri accertamenti - tra cui un clisma opaco - per saperne di più. Ricoverata in un ospedale vicino a casa, feci i test ed emerse quell’orribile sospetto: c’era la possibilità che all’origine di tutto fosse un tumore al colon. Si annunciava proprio bene l’anno nuovo…
la colonscopia confermò la diagnosi
«Ma mi feci forza, anche grazie a mio marito e alle mie due figlie, che mi hanno supportata e coccolata lungo tutta la mia… brutta parentesi. Parlando anche con amici e conoscenti, decisi di farmi ricoverare in un centro specializzato nel trattamento dei tumori.

Tornare a scuola, dai miei ragazzi,
mi sembrava un modo per non restare
con la mente libera di fissarsi sulla
brutta esperienza passata e sulla paura
di un ricaduta», dice Rosaria Severino.
Nelle foto, due momenti della sua vita
dopo la malattia.
Detto fatto mi ritrovai al reparto di chirurgia addominale dell’Istituto Tumori di Napoli, venni subito sottoposta a una colonscopia, che confermò la diagnosi e che indusse i medici a suggerirmi l’intervento chirurgico per rimuovere la massa tumorale. “Quando”, chiesi? “Subito”, mi risposero. Non c’era proprio tempo da perdere, pare. Così, nel giro di pochi giorni mi ritrovai dai preparativi per il veglione di fine anno ai preparativi per finire in sala operatoria…
Andò tutto bene. L’operazione, il decorso, le tre settimane che rimasi in ospedale. Nessun dolore, nessun fastidio, nessuna complicazione. Così come andò liscio il ciclo di chemioterapia che iniziai una volta tornata a casa. Ero preoccupata, temevo di perdere i capelli e brutte idee di questo tipo, alimentate dal sentito dire. In realtà sopportai bene la chemio, credo fosse tra l’altro un ciclo “leggero”, non persi neanche un capello, giusto avvertii un po’ di nausea dopo le ultime sedute.
E intanto cominciavo a mordere il freno. A scuola avevo ovviamente smesso di andare, ma io col passare dei giorni mi sentivo sempre meglio e avevo voglia di tornare al lavoro, dai miei ragazzi. Perché lo sentivo come un dovere, ma anche come un piacere, e poi mi sembrava un modo per non restare a casa a fare nulla. Con la mente troppo libera di fissarsi sulla paura che il male tornasse a farsi vivo. Con il pensiero che spesso andava all’ospedale, alle terapie, al timore di una ricaduta. Be’, per qualche mese dovetti stare al gioco del riposo forzato, ma a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, tornai in aula. E, da allora, non ho più smesso, anche adesso che avrei la possibilità di andare in pensione.
Ogni tanto mi assento dalle lezioni per fare esami di controllo (che stanno diventando peraltro sempre più radi) e questo è l’unico punto di contatto che mi riporta a quella brutta parentesi. Per il resto vivo come prima, meglio di prima. Non ho nessun disturbo, mangio di tutto e digerisco bene. Sì, lo ammetto, quando sento un dolorino qua o là non posso fare a meno di avvertire un’ombra, di essere presa dalla paura di una ricaduta. Ma è un pensiero fugace, che ho imparato ad allontanare. La parentesi - per me - è chiusa».