Nel 1997 i medici diagnosticano a Lorenzo un tumore al testicolo. Lorenzo viene subito operato e sottoposto a chemioterapia.
In questo difficile periodo, Lorenzo non sapeva ancora di avere vicino a sé la sua futura moglie. A curarlo, infatti, è la dottoressa Ilaria Pazzagli, in quel periodo borsista della FIRC, che sposerà poi nel 2003.

Le cure cui Lorenzo è stato sottoposto avrebbero potuto impedirgli di avere figli, ma Ilaria e Lorenzo hanno avuto la gioia di diventare mamma e papà di Edoardo che oggi ha 3 anni e tra pochi mesi diventeranno nuovamente genitori.
Lorenzo ha voluto raccontare la sua esperienza contro il cancro in un diario che è poi stato pubblicato col titolo: “ORECCHIE DI ELEFANTE ovvero il cancro che ho sconfitto”. Parte del ricavato è stato devoluto ad AIRC.
Vi proponiamo un brano di questo libro, di cui è stata rispettata la stesura originale.
12 dicembre 1997
Nel sonno sono colto da un dolore fortissimo alla schiena.
Mi agito nel letto e i miei movimenti svegliano Lara.
Penso subito ad una contrattura muscolare.
Cerco una posizione che mi permetta di sentire meno il dolore: è tutto
inutile.
Lara mi propone di andare al pronto soccorso, ma io le rispondo che
non è niente di grave, è solo la solita contrattura che
ogni tanto si fa sentire.
Ma il dolore si fa sempre più acuto.
Lara insiste nel volermi portare all'ospedale.
Saliamo in macchina senza nemmeno cambiarci.
Al pronto soccorso diagnosticano una colica renale.
E' notte fonda.
Mi danno un letto per attendere il mattino, quando si faranno "tutte
le analisi del caso".
Sono nervoso: essere ricoverato vuol dire perdere giorni preziosi
per lo studio.
E' una notte di sofferenze perchè gli analgesici non mi fanno passare
il dolore.
L'ultima notte in cui ho potuto permettermi di provare disagio per
un semplice dolore fisico; per qualcosa che avrebbe comunque avuto una
fine.
Lentamente arriva il mattino.
L'infermiera si avvicina e mi preleva il sangue per le analisi.
E' poi la volta della dottoressa.
Mi visita. Le faccio notare un rigonfiamento che ho sulla sinistra
dell'addome. Lei verifica, lo controlla, ci torna sopra. Mi assicura che è solo
una reazione muscolare dovuta ai dolori della notte.
Da quel momento tutto cambia: mi siedono su una sedia a rotelle e
mi portano da un reparto all'altro. Mi sottopongono ad un esame, poi ad
un altro e un altro ancora. Non mi fanno più seguire i percorsi
normali: passo avanti a tutti. Ad ogni esame sento crescere la tensione
di chi mi sta intorno. Sono trasferito nervosamente da una TAC ad un'ecografia.
Sento che qualcosa non va, che dagli esami deve essere risultato
qualcosa di grave.
Domando ad un dottore, poi ad un altro. Poi ad un'infermiera, poi
ad un altro dottore.
Nessuno mi informa.
Finalmente rientro nella stanza del pronto soccorso.
Tutto torna tranquillo.
Dopo qualche minuto entra un dottore, mi si siede davanti e inizia
a parlarmi in termini medici, che io non capisco.
Lo lascio parlare.
Ad un certo punto lo interrompo, gli chiedo di essere più preciso.
Lui smette di guardarmi negli occhi, e così capisco che c'è qualcosa
di grosso. Riprende a parlare, questa volta più chiaro ma senza
mai riuscire a riportare il suo sguardo nei miei occhi.
Parla di testicolo, di rene, di intestino e poi, dopo una breve pausa,
di cancro.
Tutto si ferma.
Cerco di pensare a qualcosa. Sempre più mi accorgo che c'è una
sensazione che mi avvolge, quella sensazione che non mi lascerà più:
c'è qualcosa che ha già deciso per me.
Senza chiedermi niente, di nascosto.
E nulla può servire a cambiare le cose, è tutto già deciso.
Ha messo le sue luride mani sul mio corpo.
Ha deciso come e quando.
Lara telefona a mia sorella, Giulia, che accorre.
Giulia chiama mio padre.
In un primo momento non gli dicono nulla.
Arriva in ospedale con la sua solita tranquillità.
Mi trova seduto su una seggiola e non sembro avere nessun problema.
Mi dice che possiamo tornarcene a casa.
Sa soltanto che ho avuto una colica renale e che mi hanno trattenuto
in ospedale per alcuni controlli. Gli dico di andare a parlare con il dottore
del pronto soccorso perchè ha chiesto di lui.
Non ho ancora pensato a come dire a mio padre cosa mi è successo
e, quando lo vedo arrivare, mi rendo conto di non essere assolutamente
preparato.
Non sono in grado di trovare le parole adatte.
In quel momento sento un senso di colpa nei suoi confronti.
So che la notizia non potrà che sconvolgerlo, e darei qualsiasi
cosa per poterlo evitare.
Quando lo vedo tornare dal pronto soccorso è completamente bianco
in volto.
Da questo momento cominciano le considerazioni, i pensieri, i dubbi
di chi si trova in una situazione che dall'esterno è impossibile
immaginare.
L'unica speranza che ho di salvarmi è la chemioterapia, tanto cruda
e crudele quanto la malattia che vuole combattere.
Non sono tanto i suoi effetti collaterali sul mio corpo a preoccuparmi,
quanto i segni che sul corpo lascerà, e che trasformeranno la mia
immagine agli occhi di chi mi conosce.
Ma non sarà tanto la mia immagine a cambiare, quanto il mio atteggiamento
psicologico nei confronti di un nuovo mondo.
In una sola notte tutto si è capovolto.
Ogni pensiero, ogni aspettativa, dalla più piccola alla più grande,
tutto diventa parte di un mondo che fino ad un attimo prima c'era, e che,
come per un incantesimo, è scomparso.
In una sola notte tutto si è capovolto.
Quel male di cui spesso si parla è diventato il fulcro della mia
esistenza: quel male che appartiene sempre e solo agli altri, che non avrebbe
mai potuto coinvolgermi in prima persona.
In una sola notte tutto si è capovolto.
Lorenzo Purini
ORECCHIE DI ELEFANTE ovvero il cancro che io ho sconfitto
1999, Tirrenia Stampatori