Storie di speranza

Cristian 29 anni
Linfoma non Hodgkin

Mi sono ammalato di linfoma non Hodgkin all’età di 8 anni. Ho subito la chemioterapia e sono stato ricoverato per le cure a periodi per circa un anno. Ora sono completamente guarito.

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Il video è tratto da una puntata di "Cominciamo Bene", andata in onda il 9 novembre 2007 su Rai 3, in occasione della Giornata per la Ricerca sul Cancro.

ATTENZIONE: Eventuali numeri di telefono presenti nel video non sono più attivi, in quanto riferiti ad una specifica campagna di raccolta fondi


Mi sono ammalato di linfoma non Hodgkin all’età di 8 anni. Il 5 giugno 1986 sono stato ricoverato in gravi condizioni all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Durante i primi sintomi della malattia infatti ho tenuto nascosto i dolori che quotidianamente avevo all’addome.

Molti mi hanno chiesto il perché di questa mia reticenza ma forse la ragione più significativa è data dal mio carattere. Ho sempre avuto una grande sopportazione al male e ho passato parte della mia infanzia con i miei nonni in campagna, quindi quando avevo i dolori così lancinanti mi nascondevo.

Anche i miei genitori all’inizio pensavano che utilizzassi questi dolori come scusa per andare nel loro lettone a me tanto caro. Iniziarono comunque una serie di visite ma all’inizio le fitte addominali vennero scambiate in coliti. Poi quella notte le fitte iniziarono di continuo e iniziò l’avventura. Ho subito chemioterapia. Sono stato ricoverato per le cure a periodi all’Ospedale Sant’Orsola per circa un anno e ora sono completamente guarito.

Ho cercato sempre di godermi quello che il destino mi condete, cerco di gioire e nonostante il lavoro impegnativo cerco di non perdere il valore per le piccole cose, per un sorriso o per due chiacchere tra amici. Ho fatto tantissimi lavori, dal barista, al tecnico, al gestore. Oggi sono titolare di una agenzia di telecomunicazioni, gioco a tennis, portiere di calcetto, amante della vela e quando nevica il sapore dell’aria mentre scio è impagabile.

Sono già passati diciotto anni da quel cinque giugno. Alcuni potrebbero pensare che ormai la mia memoria sia offuscata, che abbia ormai cancellato quelli che per alcuni potrebbero essere spiacevoli ricordi. Quando anche quell’esperienza ha condizionato e condizionerà tutta la mia vita, non sono pessimista o pieno di tristezza, anzi…

Nella mente non mi sovvengono però fatti specifici o momenti particolari, ma un sentimento che oggi, come allora, mi aiuta a proseguire e a superare gli ostacoli più grandi. Anche se non ricordo distintamente, nome per nome i dottori e le persone che mi furono accanto, di loro avrò sempre un ricordo indelebile. Oltre alle medicine, quanto mai provvidenziali, ciò che mi ha fatto veramente sconfiggere e combattere il “Cattivo”, sono stati i medici, lo staff dell’ospedale, i miei parenti e, soprattutto i miei genitori. Quel sentimento non si può chiamare semplicemente amore è qualcosa di più profondo. Ho potuto superare quei giorni grazie a mia madre e mio padre che con la loro presenza, con il loro affetto, con la loro fiducia in me, mi hanno dato la forza d’avere voglia di vivere e di credere in me stesso.

Molti penseranno che una persona così giovane in un letto d’ospedale non possa pensare o provare queste cose ed in fondo, è vero. Non capivo, infatti, quanto fosse importante la presenza dei miei genitori sempre costante, l’afflusso di parenti e amici, e i dottori che tenacemente non mi davano il tempo di arrendermi e di non sperare più nel futuro. Solo oggi posso capire, perché allora ero impegnato a lottare contro qualcosa che spesso non mi dava il tempo di ragionare e riflettere.
Semplici gesti d’affetto, che spesso riteniamo superflui, a volte possono salvare la vita a qualcuno, dandogli la speranza. Ci sono momenti in cui il destino sembra accanirsi contro di noi, contro i nostri famigliari o contro i nostri amici. Spesso, come penso tutti, mi sono chiesto se fosse un caso o no. È inutile arrendersi o accettare le cose così come sono.

Con la mia esperienza sono venuto a contatto con una realtà per me sconosciuta. Ho conosciuto un mondo astratto nel quale l’amore infinito tra me e i miei genitori e quello delle altre innumerevoli persone che mi hanno aiutato, a fatto sì che potessi lottare e aprire quella porta in modo tale che le medicine questo dovrebbe far riflettere tutti noi. Ogni giorno centinaia di persone giovani scoprono di avere un tumore e per fortunmolti di loro guariscono e parlandone scoprono quavasto il numero di ammalaEppure non se ne parla, quasun tabù: io stesso fino all’età di 18 anni non ne ho parlato con nessuno forse perché allora sembrava il vero Male, quello improvviso e non tangibile, tropgrande per essere raccontato.

A otto anni mi hanno diagnosticato un linfoma non Hodgkin, i medici mi avevano dato il dieci per cento di probabilità di guarigione. Oggi grazie ai progressi della ricerca più del 60 per cento dei malati si salva. Queste mie poche parole e queste mie foto servono solo a far capire che il cancro da invisibile sta diventando sempre più tangibile. Che anni di sforzi nella ricerca e nella sensibilizzazione di chi ancora ha paura di ciò nel non vuole accettare perché non riesce a toccarlo, sono serviti a qualcosa.

Grazie alla ricerca il genoma umano è stato sequenziato, grazie alla ricerca si scopre come uno stile di vita corretto e sano possa prevenire del 50 per cento i tumori e, finalmente, oggi grazie alla diagnostica molecolare, possiamo riscontrare un tumore nella sua fase iniziale aumentando di molto la possibilità di guarigione. Non sono un dottore, né un ricercatore, ma ogni anno persone che dedicano la loro vita agli altri mi contattano per essere un esempio vivente delle loro ricerche. Ogni anno mi accorgo quanto la scoperta del nostro corpo apra a soluzioni che, a breve termine, sembravano fantascientifiche.

Oggi anch’io sono stato catturato dalla frenesia del progresso e da ciò che ne segue. Dentro di me, però, rimane non un ricordo di sofferenza, ma qualcosa che mi fa vedere e capire le situazioni e le personalità altrui, le più disparate. Sembrerà egoistico, ma a volte, un gesto d’amore può salvare la vita a qualcuno, principalmente salva la nostra.









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