Tumore epatico metastatico

Cos'è

Si definisce tumore metastatico al fegato una malattia che non prende origine dagli epatociti, le cellule che costituiscono l'organo, ma da cellule tumorali che migrano in questa nuova sede partendo da organi diversi dove si è sviluppato un tumore primario. Le metastasi epatiche non saranno quindi cellule del fegato, ma di altri organi come per esempio il colon, il retto o la mammella.

Perché questi tumori formano metastasi proprio nel fegato? Perché il fegato, tra le sue numerose funzioni, ha anche quella di filtro: attraverso il fegato possono passare fino a due litri di sangue al minuto. In questo grande volume di sangue transitano anche le cellule tumorali che si muovono nell'organismo attraverso la circolazione.

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Quanto è diffuso

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati migliaia di nuovi casi. Il fegato, per la sua funzione di filtro, è una delle sedi di metastasi più comuni, assieme a polmone e ossa. Inoltre si stima che quasi la metà (40%) dei pazienti deceduti per cancro in qualsiasi organo abbiano metastasi al fegato. Vale la pena sottolineare che, tra i tumori maligni che colpiscono il fegato, quelli metastatici sono molto più frequenti di quelli primari che prendono origine proprio dalle cellule epatiche.

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Chi è a rischio

Sono a rischio di tumore epatico metastatico i pazienti colpiti da tumori primari a maggiore probabilità di dare metastasi al fegato: soprattutto i tumori di colon-retto, stomaco, esofago, pancreas, rene, polmone, mammella e pelle (melanoma). In tutti questi casi il fegato deve essere quindi tenuto sotto controllo.
Inoltre più alto è lo stadio della malattia primaria, maggiore è il rischio di metastasi al fegato. Ecco perché gli esperti insistono tanto sulla diagnosi precoce: un cancro diagnosticato nelle sue fasi iniziali ha molte meno probabilità di essersi già diffuso in altri organi e per questo le possibilità di cura aumentano notevolmente.

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Tipologie

La maggior parte delle metastasi che interessa il fegato deriva da tumori del colon o del retto. Si stima che circa il 60-70% dei tumori colorettali darà origine a metastasi epatiche e nel 20% dei casi il fegato è già diventato sede di metastasi al momento della diagnosi di tale tumore primario. L'anatomia spiega in parte la forte tendenza delle cellule dei tumori intestinali a colonizzare il fegato: il sangue che alimenta l'intestino è collegato direttamente al fegato da un grosso vaso sanguigno chiamato vena porta, una via di accesso privilegiata anche per le metastasi. Possono però dare metastasi epatiche anche tumori che si sviluppano in altri organi, come si è detto sopra.

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Sintomi

In molti casi le metastasi epatiche restano asintomatiche per molto tempo e non possono essere individuate con la semplice palpazione fino a che non hanno raggiunto dimensioni notevoli. Con il passare del tempo, però, la presenza di metastasi può compromettere le funzioni del fegato e dare sintomi come febbricola, sensazione di pesantezza nella parte alta dell'addome, dolore al fianco destro, stanchezza, perdita di peso e di appetito, nausea, ittero, confusione mentale.

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Prevenzione

Attualmente non esistono strategie di prevenzione efficaci per impedire a un tumore di dare metastasi al fegato. La migliore prevenzione resta, quindi, l'identificazione precoce del cancro primario e l'esecuzione regolare dei controlli per individuare per tempo eventuali recidive. Inoltre, dal momento che le metastasi epatiche si possono sviluppare mesi o anni dopo la diagnosi del tumore primario, i controlli al fegato sono comuni per molti tipi di tumore anche dopo la sospensione delle terapie.

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Diagnosi

Nel caso di segni e sintomi che possono far pensare alla presenza di metastasi al fegato (precedente tumore con tendenza a dare metastasi epatiche, perdita di peso e di appetito, nausea, dolore addominale, ittero eccetera), il medico prescrive esami del sangue per valutare il funzionamento del fegato e il livello di alcuni marcatori tumorali come CEA e CA-19.9, che risultano elevati, per esempio, nel caso di metastasi da tumore del colon-retto anche dopo che il tumore primario è stato asportato. Per caratterizzare meglio le eventuali metastasi al fegato sono però necessari esami di diagnostica per immagini: ecografia, risonanza magnetica, tomografia computerizzata (TC), tomografia a emissione di positroni (PET) permettono di capire con esattezza quante sono le metastasi, quanto sono estese e dove si trovano.

La biopsia, cioè il prelievo di tessuto epatico da analizzare poi al microscopio, è effettuata solo nei casi che restano dubbi dopo gli esami elencati.

In alcuni casi possono essere effettuati anche test genetici e molecolari per verificare l'eventuale presenza nel tumore di alcune molecole bersaglio utili per terapie mirate.

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Evoluzione

Assegnare uno stadio al cancro significa stabilire quanto la malattia è diffusa nell'organismo. Per le metastasi non esiste un vero e proprio sistema di stadiazione, anzi in genere è proprio la loro presenza che aiuta a definire lo stadio del tumore primario.

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Come si cura

I notevoli progressi nelle tecniche chirurgiche e farmacologiche e nella conoscenza della malattia hanno reso il tumore metastatico del fegato sempre più curabile, tanto che circa un paziente su tre con metastasi epatiche da tumore del colon-retto può sottoporsi a trattamenti con l'obiettivo di curare la malattia che con molta probabilità non si ripresenterà nei dieci anni successivi.

Ma come succede praticamente per tutti i tipi di tumori - metastatici e non - anche nel caso delle metastasi epatiche la scelta del trattamento dipende da molteplici fattori che includono le caratteristiche della malattia (numero, posizione e dimensione delle metastasi), il tipo di tumore primario, la funzionalità del fegato e le condizioni generali del paziente.

La chirurgia resta l'intervento più efficace ed è molto utilizzata per rimuovere le metastasi al fegato, soprattutto se sono poche, di piccole dimensioni e collocate in posizioni favorevoli, per cui la loro asportazione non risulta pericolosa per il funzionamento dell'organo. Un vantaggio che i chirurghi possono sfruttare in questo tipo di interventi è la capacità del fegato di rigenerarsi: il tessuto epatico sano, rimasto dopo l'intervento, è in grado di creare nuovo tessuto e nuovi vasi sanguigni che lo nutrono e ciò permette, se necessario, di asportarne anche porzioni consistenti nel corso dell'intervento chirurgico. Ma il fegato è un organo molto delicato dal momento che è attraversato da numerosissimi vasi sanguigni e che quindi è piuttosto facile incorrere in emorragie - anche gravi - nel corso di un intervento non effettuato da mani esperte. Per questo motivo è fondamentale rivolgersi a centri specializzati. Se le metastasi non possono essere asportate con il bisturi, esiste la possibilità di far ricorso a trattamenti locali per distruggere le cellule tumorali come per esempio la crioablazione o la termoablazione, che colpiscono e uccidono le cellule metastatiche rispettivamente con la temperatura rispettivamente fredda o calda. Le cellule tumorali presenti nel fegato possono essere distrutte anche con la chemioterapia che viene a volte somministrata direttamente nell'arteria epatica che porta sangue e nutrimento al fegato: così facendo è possibile concentrare i farmaci nell'area del tumore senza danneggiare troppo le cellule di altre aree dell'organismo. La chemioterapia più classica, di tipo sistemico, può essere invece utilizzata prima dell'intervento (chemioterapia neoadiuvante) per ridurre la dimensione del tumore e facilitare il lavoro del chirurgo, o dopo l'intervento (chemioterapia adiuvante) per eliminare le cellule che sono sfuggite al bisturi. Anche la radioterapia ha un ruolo nel trattamento delle metastasi epatiche e può essere somministrata in due modi: come radioterapia esterna, oggi molto precisa grazie alle nuove tecnologie e strumentazioni; o come piccole sfere radioattive che vengono posizionate direttamente nel tessuto tumorale concentrando l'effetto e limitando i danni alle cellule sane circostanti. Infine, non meno importanti sono i trattamenti mirati, nuove terapie che colpiscono bersagli molecolari precisi presenti sulle cellule metastatiche presenti nel fegato. Tra questi bevacizumab e cetuximab, due anticorpi monoclonali, ai quali probabilmente si aggiungeranno presto altre molecole, oggi in fase di studio.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento mercoledì 25 febbraio 2015.

Agenzia Zoe

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