Come viene somministrata la chemioterapia?

I farmaci che compongono lo schema di trattamento possono essere somministrati in vario modo.

Per via orale tramite compresse o capsule

Alcuni farmaci chemioterapici, da soli o in associazione a terapie endovenose, possono essere presi per bocca sotto forma di capsule o compresse. In questo caso spesso sono consegnati al paziente che li può assumere a casa propria. È importante avere alcune accortezze:

  • farsi spiegare bene e per iscritto:
    • quante compresse prendere;
    • quando prenderle;
    • per quanto tempo;
    • a che ora in relazione ai pasti;
  • chiedere se le medicine devono essere conservate in frigorifero o a temperatura ambiente. In ogni caso devono essere tenute fuori dalla portata di bambini e animali domestici;
  • toccare il meno possibile i medicinali e lavarsi bene le mani dopo averlo fatto per evitare irritazioni della pelle;
  • se si dimentica un giorno la pastiglia, non prenderne mai una doppia dose il giorno successivo, ma consultare il medico;
  • se non si riesce ad assumere la medicina o questa provoca disturbi contattare il proprio medico;
  • le sostanze attive contenute nei medicinali sono eliminate in parte attraverso le urine e le feci, perciò far scorrere bene l'acqua dopo essere stati in bagno.

Per via endovenosa

Tramite:

  • siringa, quando la sostanza può essere somministrata in tempi brevi (non più di alcuni minuti);
  • flebo, quando la sostanza deve  essere somministrata in un tempo variabile da 30 minuti ad alcune ore. I due principali svantaggi di questa modalità sono:
    • la difficoltà di mantenere costante la velocità di infusione, cui si ovvia usando una pompa per infusione che spinge in circolo i farmaci senza rallentamenti o accelerazioni;
    • il rischio che le sostanze possano uscire dalla vena danneggiando i tessuti circostanti, per cui occorre una attenta sorveglianza da parte del personale;
  • pompa per infusione, quando la sostanza deve  essere somministrata goccia a goccia per diversi giorni;
  • infusione continua per settimane o mesi: in questi casi il paziente porta la pompa sempre con sé.

Tutte queste modalità di somministrazione per via endovenosa prevedono un accesso venoso, cioè una via d'ingresso al circolo sanguigno che sia mantenuta aperta per tutto il tempo necessario alle cure.  Per l'esigenza di iniettare ripetutamente in vena sostanze irritanti che facilmente possono provocare flebiti, sono stati messi a punto vari dispositivi per raggiungere il circolo sanguigno senza dover cercare ogni volta una vena del braccio, come si fa per iniezioni intravenose occasionali.

L'accesso può avvenire tramite

CVP (catetere venoso periferico) o agocannula in una vena della mano o del braccio

È un tubicino molto sottile, inserito tramite un ago, che mantiene aperta la vena attraverso la quale possono essere iniettati farmaci e prelevato sangue. Se necessario può essere tenuta per alcuni giorni.

CVC (cateteri venosi centrali)

Sono dispositivi che, tramite tubicini di materiale biocompatibile (silicone o poliuretano) detti cateteri, raggiungono le grosse vene più vicine al cuore. In questo modo permettono l'infusione intermittente o continua di farmaci e terapie nutrizionali, garantendo nel contempo l'accesso permanente al sistema venoso per molto tempo, anche per mesi.
Possono essere:

  • esterni 
    Sono inseriti in anestesia locale in un ambiente sterile, senza la necessità di un intervento in sala operatoria.

    chemioterapia-cateteri-venosi-centrali-esterni-GUIDACome si vede nella prima immagine, possono essere inseriti a livello della vena giugulare del collo (per trattamenti di breve durata) oppure, passando in una sorta di tunnel sotto la cute del torace, penetrano la vena succlavia all'altezza della clavicola, e da qui sono spinti ancora oltre, fino alla vena cava superiore.
    chemioterapia-cateteri-venosi-centrali-esterni-GUIDA In alternativa possono essere inseriti in una vena a livello del braccio, come una comune agocannula. In questo caso, però, il tubicino flessibile è poi spinto, come nel caso precedente, fino alla vena cava superiore (PICC, Peripherally Inserted Central Catheter, catetere centrale inserito perifericamente).


     
  • impiantati tramite un piccolo intervento chirurgico: Port-a-cath è un piccolo serbatoio sottocutaneo che, tramite un tubicino, sfocia in una vena profonda. Pungendo la pelle in corrispondenza del punto in cui è situato è possibile raggiungere sempre il circolo venoso. Questo dispositivo presenta vantaggi e svantaggi rispetto alle altre linee centrali esterne: 

    VANTAGGI: è invisibile, richiede minore manutenzione.

    SVANTAGGI: comporta la puntura della pelle, che viene evitata quando i piccoli cateteri sboccano esternamente, come nelle altre soluzioni. 

Chemioterapia: Port-a-cath

In casi particolari e complessivamente poco frequenti, i medicinali per la chemioterapia possono anche essere iniettati per altre vie.

Per via intramuscolare

A livello della coscia o dei glutei. Determina un rilascio più lento dei farmaci rispetto alla via endovenosa ma è utilizzata molto di rado.

Per via sottocutanea

A livello dell'addome, della coscia o del braccio, al momento solo per alcuni farmaci utilizzati nel trattamento di neoplasie ematologiche e per un farmaco (trastuzumab) utilizzato nel trattamento dei tumori mammari e gastrici.

Per via arteriosa

Attraverso una cannula inserita nell'arteria principale che irrora il tumore. Il metodo, usato soprattutto per i tumori del fegato attraverso l'arteria epatica, consente di concentrare maggiori dosi di medicinale dove serve, risparmiando il resto dell'organismo. È una invasiva, consigliata solo raramente e in pochi centri.

Per via intratecale

Cioè nel fluido cerebrospinale attraverso la colonna vertebrale, quando, attraverso l'esame del liquido effettuato con una puntura lombare, si riscontra la presenza di cellule tumorali a questo livello. È utilizzata solo in alcuni casi di leucemia e tumori cerebrali.

Per via intracavitaria

Cioè in una cavità naturale dell'organismo (per esempio all'interno della vescica, nel torace o nell'addome):

  • nel caso della vescica si dice che la somministrazione è per via intravescicale. Dopo l'asportazione del tumore i medici, in relazione al grado della malattia, possono decidere di somministrare settimanalmente dei farmaci antineoplastici inserendoli in vescica attraverso un sottile tubicino flessibile (catetere). Il trattamento può essere deciso anche per una recidiva che segue all'intervento e alla prima chemioterapia;
  • nel caso del torace si dice che la somministrazione è per via intrapleurica, cioè avviene nell'intercapedine compresa tra i due strati della pleura, la sottile membrana che riveste da un lato la cavità toracica e dall'altro i polmoni;
  • nel caso dell'addome si dice che la somministrazione è per via intraperitoneale, cioè avviene nell'intercapedine compresa tra i due strati del peritoneo, la sottile membrana che riveste da un lato la parete addominale e dall'altro i visceri addominali. È usata di rado, soprattutto per i mesoteliomi peritoneali e per i tumori dell'ovaio diffusi al peritoneo.

 

 

Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

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Ultimo aggiornamento giovedì 17 dicembre 2015.

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