Sara, tumore al seno

"Dopo il cancro sono rinata a nuova vita"

Un tumore al seno, diagnosticato a soli 31 anni, non ha impedito a Sara di realizzare il suo sogno: diventare mamma. Ora è lei ad aiutare le altre donne ad affrontare la malattia.

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Sono una biologa molecolare e il mio lavoro, nonché la mia passione, è la ricerca biomedica. Ho sempre visto le malattie e in particolare il cancro come qualcosa di estraneo a me, da analizzare e studiare nei minimi dettagli, e l'ultimo dei miei pensieri era la possibilità che mi avrebbero riguardato da vicino.

Eppure è successo. Era il 2007, avevo 31 anni e finalmente un contratto con l'Università Tor Vergata di Roma dove, ironia della sorte, lavoravo ad un progetto finanziato da AIRC sulla prevenzione del danno ovarico provocato dalla chemioterapia.

Una mattina mi svegliai e mi accorsi che avevo due piccoli rigonfiamenti sotto le ascelle. A quel punto mi venne il sospetto che quel piccolo nodulo al seno, scoperto un anno prima, e che nel frattempo era continuato a crescere, non fosse solo un fibroma benigno come la mia ginecologa aveva sempre sostenuto. Decisi di vederci chiaro e mi feci visitare da un senologo. Scoprii così che i rigonfiamenti a livello dell'ascella erano già metastasi di un cancro al seno.

Non c'era tempo da perdere; iniziai subito la chemioterapia che durò cinque mesi. Poi, nel febbraio 2008, mi operarono per togliermi la massa tumorale al seno e le metastasi che avevano invaso la zona ascellare. Infine dovetti sottopormi ad alcuni cicli di radioterapia e a una cura farmacologica con un anticorpo monoclonale. È accaduto tutto nel giro di un anno circa, un periodo pieno di ansia e paura di non farcela, una serie di mesi in cui ho visto il mio corpo cambiare: persi i capelli e il cortisone mi gonfiò fino a rendermi quasi irriconoscibile, ma rispondevo bene alle cure e quella era la cosa importante.

La mia vita sembrava salva, ma c'era un altro pensiero che non mi abbandonava mai: avrei potuto realizzare il mio desiderio di maternità? Ne parlai con i medici e, insieme ai medici dell'Ospedale Fatebenefratelli di Isola Tiberina, decidemmo di indurre una menopausa temporanea per far riposare le ovaie durante il periodo della terapia e poi risvegliarle a cure finite. Non c'erano certezze che questa strategia avrebbe funzionato. Non c'era nessun'altra donna pronta a dirmi: "Fai così, come ho fatto io, e vedrai che tutto andrà bene e un giorno stringerai tra le braccia un figlio tuo". Decisi, però, di tentare e nel 2012 è nata Agnese, nonostante un precedente aborto e un intervento al braccio per rimuovere una ciste sospetta.

Con lei sono rinata anch'io. Volevo diventare mamma e ho messo tutte le energie che avevo per realizzare il mio sogno, che si è avverato grazie ai medici che si sono occupati di me e alla ricerca che permette di trovare nuove soluzioni per far vivere, anche a chi ha avuto un cancro, una vita normale. Oggi voglio testimoniare la mia esperienza alle donne che vivono una vicenda simile alla mia, per farle sentire meno sole e per infondere in loro speranza e fiducia.

Ora sto bene e, anche se avrei potuto riprendere il mio lavoro, ho preferito rinunciare; l'esperienza della malattia mi ha fatto vedere con chiarezza quali sono le mie priorità. Voglio un po' di tempo per me stessa e per quei piccoli miracoli della medicina e della ricerca che sono i miei figli. 

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