Mauro, tumore al retto

 "Ho remato, ho sudato, ma ce l'ho fatta"

Mauro, campione di canottaggio, è guarito da un tumore al retto grazie anche al suo fisico atletico e alla forza di volontà. Ecco la sua storia.

Mauro-rettoPer vincere una gara ci vogliono allenamento, disciplina e determinazione. Costa fatica, ma, alla fine, la soddisfazione di avercela fatta ripaga di tutto. È una sensazione che ho provato più volte nella mia carriera di canottiere indoor, quando sono salito sul gradino più alto del podio in campionati italiani, europei e mondiali, ma ora, a 50 anni, posso dire che la mia vittoria più bella e importante è stata quella contro il cancro.

Nel maggio del 2102, durante la preparazione dei campionati mondiali, ero infastidito da una strana febbre e notai anche la presenza di sangue nelle feci. Tempo fa, un tumore al retto si portò via mia madre, così non esitai un istante e feci immediatamente dei controlli. Il responso della colonscopia fu subito chiaro: adenocarcinoma dell'ampolla rettale. Prima di operarmi, il dottor Piero Buccianti, dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa, decise di sottopormi a delle cure. Cominciai con sei cicli di chemioterapia in dosi molto forti; il mio fisico atletico se le poteva permettere, dissero i medici. Poi fu la volta della chemio in pastiglie e di ben 28 applicazioni di radioterapia.

Ma anche durante questo periodo non mi sono mai fermato, pur di non smettere di allenarmi. Facevo spinning in ospedale e, nel novembre del 2012, ho anche vinto il campionato italiano e stabilito un nuovo record nella mia specialità di canottaggio indoor.

Finalmente, all'inizio del 2013, fui operato. Mi tolsero l'ampolla rettale e mi praticarono un'ileostomia, mi aprirono cioè un orifizio sull'addome per deviare il transito delle feci, poiché il mio colon doveva stare a riposo. I controlli successivi mostrarono che era tutto a posto e potevo tornare ad avere un intestino normale.

Non è stato facile, ma ho vinto la mia gara, anche se ogni sei mesi dovrò sottopormi a dei controlli. Non l'ho però vinta da solo. Il supporto della mia famiglia è stato fondamentale, come pure il mio fisico che non ho mai smesso di allenare e che mi ha permesso di sopportare le cure. Sono convinto che si debba provare a vincere anche le gare più dure, cercando di reagire sempre senza lasciarsi mai sopraffare dallo sconforto.

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