Livio, tumore al rene e neurinoma

"Mai arrendersi: quando meno te lo aspetti, qualcosa può ridare speranza"

Livio, all'età di quattro anni, ha affrontato un tumore al rene e da quando ne ha 21 convive con un neurinoma, ma grazie alla ricerca può condurre una vita normale e ricca di soddisfazioni.

Livio-reneDella mia prima infanzia, in fondo, non ho un brutto ricordo. Eppure non è stata sempre giochi e spensieratezza. Avevo solo quattro anni quando, nel 1974, in preda a fortissimi dolori all'addome, i miei genitori, preoccupati, mi portarono in ospedale.

Per i medici si trattava di un'appendicite e bisognava intervenire d'urgenza, ma durante l'intervento si accorsero che la questione era un'altra: una grossa massa tumorale sul rene destro. Mi tolsero tutto e fui trasferito all'Istituto nazionale tumori di Milano per le cure: chemio e cobaltoterapia.

Nella sfortuna di essermi ammalato così giovane, avevo però la fortuna di non rendermi conto di cosa stava accadendo. Nei vaghi ricordi di quel periodo ci sono gli ambienti accoglienti e pieni di giochi dei reparti pediatrici che mi hanno ospitato, medici gentili e affettuosi e i miei genitori, sempre allegri e ottimisti, nonostante tutto. È grazie a loro che non ho mai avuto paura; mi sono sempre stati accanto tra le difficoltà, compresa quella di affrontare tutto aspettando l'arrivo di mia sorella, nata proprio allora.

Dopo le terapie tornai a vivere una vita normale, mi appassionai allo sport: basket, sci, atletica e scoprii il piacere di viaggiare; ma arrivato a 21 anni, durante uno dei soliti controlli, mi diagnosticarono un grosso neurinoma a clessidra, un tumore dei nervi spinali, localizzato nella zona lombo-sacrale. Con una doppia operazione me ne tolsero una parte e per questo persi la funzionalità del piede sinistro per sei mesi, ma dopo questo periodo mi rimisi in sesto.

Qualche anno dopo, nel 1997, mi rimossero un'altra porzione del tumore e questa volta la perdita della mobilità del piede fu definitiva. Non mi demoralizzai. Avevo perso la possibilità di praticare gli sport come prima, ma mi restava tutto il resto, compresa la mia passione per la fotografia che diventò anche il mio lavoro. Ma c'era ancora un conto in sospeso con il tumore. La porzione centrale del neurinoma era ancora là e nel 2003 mi fu comunicato che non era più possibile asportarla. A causa di un errore commesso nel primo intervento, il restante tumore si trovava in una posizione tale da rendere pericolosa la sua rimozione. Le mie speranze dipendevano dalla sua velocità di crescita. La ricerca medica, però, fa progressi e nel 2006 mi dissero che, grazie a una nuova tecnica chirurgica chiamata cyberknife, l'operazione era diventata fattibile. Ma al momento non è necessario; il mio neurinoma se ne sta lì tranquillo.

I controlli annuali che faccio dicono che è stabile e non occorre intervenire. Ho anche ripreso a fare un po' di attività fisica per ridare tono ai muscoli che si erano indeboliti e continuo a vivere la mia vita: il lavoro con matrimoni, moda, pubblicità, gli amici, la fidanzata; sempre con tanta speranza e passione.

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