Gabriele, leucemia linfoblastica acuta

"Gabriele: da paziente a ricercatore"

Gabriele riceve una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta quando ha solo 13 anni, ma il tempo gioca a suo favore perché proprio quell'anno la ricerca sulle leucemie infantili fa importanti passi avanti.

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All'inizio sembrava un'influenza. Avevo 13 anni, e da 10 giorni avevo febbre e tosse forte. I miei genitori non potevano certo pensare che la diagnosi, al ritiro delle analisi, sarebbe invece stata così dura: leucemia linfoblastica acuta.

Io all'inizio non capii fino in fondo il significato di quelle parole, ma ben presto dovetti fare i conti con la malattia e le sue cure. Fui sottoposto a un trattamento di chemioterapia e poi a un trapianto di midollo da donatore compatibile, che inizialmente ebbero successo. Il mio fisico reagì bene.

Dopo un anno, però, purtroppo la malattia si ripresentò. A quel punto non servì nemmeno che i miei genitori e i medici mi dicessero niente: avevo capito tutto dai loro occhi. La cosa che mi preoccupava di più non erano le cure, ma il fatto che avrei dovuto saltare la scuola e mettere da parte un'altra volta giochi e amici.

Tutta la mia famiglia subì un duro colpo. Tutti dovettero tirare fuori una grande forza di volontà e fare gioco di squadra per riuscire ad affrontare nuovamente questa esperienza.

Il professor Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di oncoematologia pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, ricercatore finanziato da AIRC, che mi aveva in cura, propose allora ai miei genitori un approccio alternativo, che non richiedeva di dover trovare un altro donatore compatibile.

Nel frattempo la ricerca nel campo della cura delle leucemie nel bambino aveva infatti raggiunto un nuovo, importante risultato: anche in assenza di un donatore completamente compatibile, le nuove tecniche rendevano possibile il trapianto di midollo da uno dei genitori con percentuali di guarigione sovrapponibili a quelle ottenute utilizzando un donatore perfettamente idoneo.

Fu quindi mia madre Luisa a donarmi il midollo. L'intervento fu risolutivo, tanto che oggi posso dire di stare bene e che i difficili anni che hanno segnato il mio periodo di cura oggi sono solo un ricordo.

Mi sono laureato in medicina e lavoro come ricercatore in neurofisiologia presso l'Università La Sapienza di Roma. Ma non spendo in laboratorio tutta la vita che ho strappato alla leucemia. Appena posso scappo su un campo da golf o mi dedico all'altra mia grande passione, la musica, suonando chitarra e pianoforte.

 

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