I vaccini attualmente raccomandati possono provocare il cancro?

NO, non vi sono prove di una relazione tra le comuni vaccinazioni oggi disponibili e la comparsa di tumori.

vaccini e cancro

In sintesi

  • Molti gruppi antivaccinisti riferiscono possibili nessi tra alcuni vaccini e un aumentato rischio di sviluppare alcuni tumori. Nessuno dei possibili nessi è stato dimostrato da studi scientifici.
  • Il virus SV40, che negli anni '60 ha contaminato alcuni lotti di vaccino antipolio, ha effetti cancerogeni in alcuni studi in cellule isolate di laboratorio, ma nessuno studio epidemiologico retrospettivo negli esseri umani che hanno ricevuto tale vaccino (che comunque non è più in commercio da oltre 60 anni) ha mai trovato evidenze di un aumento dei casi di sarcomi o altri tumori.
  • Anche l'ipotesi che alcuni vaccini comunemente usati nei bambini possano aumentare il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin è stata smentita dagli studi epidemiologici. Anzi, sembrerebbe che alcune vaccinazioni abbiano addirittura un effetto protettivo.
  • I conservanti a base di mercurio (timerosal), presenti solo nei lotti prodotti negli Stati Uniti ed eliminati dai vaccini già nel 1999, si sono dimostrati innocui alla prova dei fatti e dopo decenni di osservazioni epidemiologiche.
  • Il vaccino contro l'HPV non può aumentare il rischio di contrarre il cancro della cervice uterina, perché contiene solo virus inattivati che, per definizione, non sono in grado di infettare le cellule e indurre mutazioni.
  • Alcuni vaccini, come quello contro l'HPV e l'epatite B sono, al contrario, delle potenti armi contro lo sviluppo di tumori indotti da virus e sono promossi proprio per questa loro azione.

Per approfondire

Tra chi si oppone all'uso dei vaccini è particolarmente diffusa la convinzione che le vaccinazioni attualmente raccomandate per gli esseri umani possano avere effetti cancerogeni. Vediamo da dove nasce questa diceria e come è stata ampiamente smentita.

Il caso SV40

SV40 è l'abbreviazione di Simian vacuolating virus 40, un poliomavirus che può contagiare sia gli esseri umani sia le scimmie. È stato identificato nel 1960 da Ben Sweet and Maurice Hilleman, due microbiologi statunitensi esperti di vaccini, il secondo dei quali lavorava presso la Merck, una delle aziende produttrici del vaccino. Gli esperti scoprirono che una percentuale variabile tra il 10 e il 30 per cento dei vaccini antipolio somministrati negli Stati Uniti tra il 1955 e il 1963 era contaminato dalla presenza del virus, trasferito per un errore dal terreno di coltura al prodotto farmacologico.

Secondo alcuni studi effettuati in cavie da laboratorio, il virus SV40 avrebbe capacità mutagene e oncogene, inducendo in alcuni casi la formazione di sarcomi (tumori dei tessuti molli) ed ependimomi (tumori dell'ependima, il sottile strato di epitelio che riveste i ventricoli cerebrali).

In base a studi più recenti SV40 sarebbe in grado di sopprimere l'attività di p53, un importante gene che protegge contro la trasformazione della cellula sana in tumorale. Inoltre il virus SV40 ha mostrato, in laboratorio, la capacità di accelerare gli effetti cancerogeni di alcune sostanze come l'amianto che a sua volta provoca il mesotelioma o tumore della pleura.

Le prove negli esseri umani

A differenza delle prove di laboratorio, il ruolo cancerogeno di SV40 negli esseri umani è meno convincente e più difficile da dimostrare. Il virus è stato identificato in alcuni campioni tumorali, ma sia il metodo usato per l'identificazione, sia la relazione tra la sua presenza e il tumore sono da verificare. Per questo la comunità scientifica rimane divisa sul ruolo di questo virus. Inoltre, nel 2004 il National Cancer Institute statunitense ha emesso un documento, basato su due ampi studi usciti nel 2001 sul British Journal of Cancer, in cui afferma che non vi sono prove epidemiologiche che il virus possa provocare il cancro. Due anni prima, però, altri esperti riuniti dalla National Academy of Sciences affermavano che un'esposizione al virus poteva aumentare il rischio di ammalarsi.

La scoperta che i vaccini antipolio prodotti dal 1955 al 1961 negli Stati Uniti potevano essere contaminati da SV40 ha ovviamente aumentato la sorveglianza per coloro che sono stati vaccinati all'epoca. La contaminazione proveniva probabilmente dalle cellule utilizzate per far crescere il virus della poliomielite durante la produzione. Mentre il virus della polio viene inattivato dalle procedure di produzione, l'SV40 sopravvive. Dosi di vaccino contaminato sono state distribuite fino al 1963. Secondo alcune ricerche, dosi contaminate sono state distribuite fino al 1980 nei Paesi del blocco sovietico, in Cina, Giappone e in alcuni Paesi africani.

Questo caso deve destare preoccupazione?

Malgrado la diffusione dei vaccini contaminati, gli studi epidemiologici nelle popolazioni esposte non hanno mai dimostrato un aumento dei casi di sarcomi, ependimomi o altri tumori, facendo così mancare la prova più importante per sostenere che i vaccini antipolio contaminati potessero essere cancerogeni.

Dal 1961 tutti i lotti prodotti negli Stati Uniti e in Europa sono stati testati per la presenza di SV40 e le procedure di produzione sono state modificate per evitare eventuali contaminazioni. Di conseguenza sono passati quasi 60 anni da quando il problema è stato risolto, malgrado la storia di SV40 nei vaccini antipolio circoli ancora oggi in rete come si trattasse di una questione attuale.

Il caso dei linfomi

Su diversi siti antivaccinisti appare l'ipotesi che i vaccini possano aumentare il rischio di sviluppare linfomi di tipo non Hodgkin. Alla base di questa ipotesi vi è l'idea che i vaccini, attivando le risposte immunitarie in modo selettivo, possano indurre la formazione di cloni cellulari mutati.

Per confutare questa ipotesi lo strumento più efficace e potente è lo studio epidemiologico: è necessario verificare se il tasso di tumori del sangue è più elevato tra i soggetti vaccinati rispetto ai non vaccinati e, in particolare, se esistono differenze tra vaccino e vaccino. È quanto hanno fatto numerosi studi (tra cui uno studio caso-controllo pubblicato nel 2009 su Cancer Causes and Control e uno studio del 2007 uscito sulla rivista Leukemia) dimostrando una possibile associazione solo con il vaccino per il bacillo di Calmette-Guerin (BCG). Il BCG è un vecchissimo vaccino attenuato che protegge contro la forma cerebrale e infantile della tubercolosi, molto diffuso nei Paesi del Sud del Mondo ma non nei Paesi occidentali. Per questo il BCG non è inserito né raccomandato nelle misure di profilassi generale in Italia. Sembra invece che i vaccini contro la varicella, il colera, la febbre gialla, l'influenza, il morbillo, il tetano e la poliomielite siano addirittura protettivi, dato che il numero di casi di linfoma non Hodgkin tra i vaccinati è risultato inferiore a quello tra i non vaccinati.

Il caso timerosal

Il timerosal (o dimerosal) è un conservante a base di mercurio, utilizzato per decenni nei vaccini polivalenti (cioè quelli che immunizzano nei confronti di più malattie con una sola iniezione).

Il mercurio è un metallo pesante naturalmente presente nel suolo, nell'aria e nell'acqua. Esistono due tipi di composti contenenti mercurio con effetti diversi sull'organismo umano. Il metilmercurio è la forma di mercurio usata prevalentemente dall'industria pesante e un tempo riversata in fiumi e mari. È un inquinante neurotossico, che si accumula anche in alcuni pesci. L'esposizione ad alte dosi di metilmercurio può essere nociva e il livello ritenuto sicuro è stabilito per legge. Nonostante ciò, e nonostante vi siano controlli sui livelli di metilmercurio nei cibi, proprio perché si tratta di una molecola piuttosto diffusa tutti ne assumono una discreta quantità nell'arco della vita. Il conservante timerosal contiene invece un'altra molecola, l'etilmercurio, eliminato dall'organismo umano molto rapidamente e quindi ritenuto sicuro, a differenza del metilmercurio. Il timerosal non è mai stato utilizzato (neanche negli Stati Uniti) come conservante nel vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, e nemmeno nel trivalente difterite, tetano e pertosse ma prevalentemente nel cosiddetto vaccino esavalente (che immunizza con una sola iniezione contro tutte e sei le malattie).

Nonostante ciò, a seguito di una serie di denunce da parte di associazioni di consumatori statunitesi che ritenevano che il timerosal potesse essere collegato a un aumento delle diagnosi di autismo e di leucemie infantili, il timerosal è stato eliminato in via precauzionale da tutti i vaccini prodotti dopo il 1999.

Dopo tale ritiro la Food and Drug Administration statunitense ha svolto un'attenta opera di monitoraggio tra i bambini vaccinati prima di tale data, ma il nesso con l'autismo o le leucemie è stato ampiamente smentito dai dati raccolti.

Attualmente l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il timerosal sicuro anche se questo conservante non è più utilizzato da svariati decenni.

La formaldeide e il cancro

Da molti decenni si utilizza la formaldeide nella produzione di alcuni vaccini contro agenti virali e batterici. Il suo utilizzo è risultato sicuro negli studi di tossicità che sono obbligatori prima della messa in commercio dei vaccini. Nonostante ciò continuano a girare online messaggi allarmistici che riferiscono di un rischio di ammalarsi di cancro per via della formaldeide presente proprio nei vaccini.

La formaldeide viene usata nella produzione dei vaccini per inattivare l'agente infettivo in modo che non possa provocare la malattia oppure per eliminare le tossine prodotte dai batteri nel terreno di coltura, come accade per la tossina difterica nel vaccino contro la difterite.

La formaldeide viene poi lavata via dal prodotto nel corso del processo di produzione, ma possono comunque essere presenti residui in quantità piccolissime, di molto inferiori rispetto a quelle che l'organismo umano produce naturalmente.

In effetti la formaldeide è prodotta anche dal nostro corpo durante il normale metabolismo energetico (è uno dei passaggi chimici che le cellule compiono per produrre energia). Inoltre è un ingrediente importante per la costruzione delle proteine che compongono i nostri tessuti, poiché partecipa alla sintesi degli amminoacidi. La formaldeide è presente nell'ambiente a concentrazioni molto più elevate di quelle presenti eventualmente nei vaccini: per esempio è utilizzata in alcuni materiali da costruzione.

La quantità di formaldeide contenuta in un corpo umano dipende dal suo peso: in un neonato di circa tre chili ci sono concentrazioni di formaldeide circa 60-70 volte più elevate di quelle presenti in una dose di vaccino.

La formaldeide è quindi innocua? No, ma è pericolosa solo se presente in quantità eccessiva e, in particolare, quando viene inalata. Il maggior rischio cancerogeno, infatti, è stato rilevato dagli studi in categorie come i tecnici di laboratorio, che la utilizzano spesso per i propri studi e che ne respirano i fumi.

Lo IARC di Lione, che ha classificato la formaldeide tra i cancerogeni certi, afferma però nel proprio rapporto che "non vi sono prove che colleghino l'insorgenza di cancro all'esposizione sporadica a piccole quantità di formaldeide", come quelle che possono eventualmente essere presenti in un vaccino.

Il vaccino contro l'HPV

Dato che alcuni ceppi di virus del papilloma umano sono in grado di indurre mutazioni cellulari e, dopo qualche anno, la comparsa di un tumore della cervice, alcuni genitori temono che la vaccinazione possa avere lo stesso effetto.

In realtà non è possibile che ciò accada: perché un virus possa indurre una mutazione in una cellula deve essere attivo, cioè capace di trasferire parte del suo patrimonio genetico nel nucleo della cellula ospite.

I vaccini contro l'HPV attualmente in commercio sono costituiti da virus inattivati, cioè uccisi (con agenti chimici o col calore) in modo da non essere più in grado di infettare le cellule.

Per attivare una risposta del sistema immunitario contro l'infezione, non è necessario utilizzare virus vivi, perché il solo involucro virale è sufficiente a risvegliare le difese dell'organismo e a "insegnare" al sistema immunitario ad attaccare efficacemente i virus vivi in caso di contagio.

Non è quindi materialmente possibile che un virus inattivato sia cancerogeno perché non è più in grado di infettare le cellule dell'organismo ospite.

In conclusione

I vaccini approvati per uso umano sono tra i farmaci più sicuri e più testati che esistano. Osservazioni epidemiologiche lunghe molti decenni permettono di escludere il nesso tra vaccini e tumori: chi sostiene questo nesso lo fa in cattiva fede, per screditare uno strumento che è invece una delle maggiori conquiste della medicina moderna.

Viceversa è bene ricordare che i vaccini sono una potente arma nella riduzione dei casi di cancro indotti da virus oncogeni: il vaccino contro l'HPV ha dimostrato di ridurre le infezioni di oltre il 90 per cento, e di conseguenza ci si attende, nei prossimi anni un calo drastico dei casi di cancro della cervice (una prima flessione dell'incidenza comincia già a manifestarsi negli ultimi studi pubblicati).

Il vaccino contro l'epatite B, disponibile dagli anni '80, ha già ridotto drasticamente il numero di persone affette da epatite cronica da virus dell'epatite B, considerata l'anticamera del carcinoma epatico.

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Ultimo aggiornamento martedì 12 settembre 2017.

Agenzia Zoe

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